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Il rispetto e la rappresaglia.

In lungo e in largo, un dominio che il finale di stagione non potrà annacquare come non può svilirsi il tentativo di sancire il record ultimo: mai nessuna squadra campione a sette giornate dalla fine.

I granata di Salerno ci si sono messi di traverso dando ai nostri vicini di campanile un motivo in più per infiocchettere un campionato che, presumibilmente li confermerà nella massima serie anche per il prossimo anno.

Potrà proseguire questa crociata che alcuni cugini corregionali si sono creati contro il più celebrato e più fregiato popolo napoletano. Il popolo che ha partorito i due presidenti che hanno, chi in un modo, chi in uno altro, permesso alla loro squadra di banchettare alla ricca tavola della serie A: Aniello Aliberti e Danilo Iervolino.

Nelle piazze di Napoli si stempera la delusione cantando che si vincerà comunque il tricolore visto che ormai basta un punto per la certezza matematica in una domenica deludente che paradossalmente ha visto gli azzurri allungare di un altro punto sulla seconda (18 sulla Lazio)

L’impresa dunque è tutt’altro che macchiata e al capolavoro sportivo di Spalletti e company si aggiunge il miracolo di aver unito da Televignole a Lampedusa la nazione dei deficenti che non vogliono vedere i napoletani esultare per il loro scudetto nelle proprie città: questione di rispetto, dicono, un rispetto che impedisce anche lo sventolio di una bandiera da un balcone, pena la rappresaglia.

Sono pochi fortunatamente ma non per questo da tollerare: il calcio è troppo bello per essere sporcato da questi atteggiamenti. Prima si interviene, meglio sarà per tutti.

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