Siamo ai titoli di coda di una settimana di passione per buona parte delle società tecnologiche legate all’Intelligenza Artificiale (AI), i cui titoli in borsa hanno subìto, lunedì 27 e martedì 28 gennaio, un crollo vertiginoso. A sparigliare le carte e seminare letteralmente il panico è stata DeepSeek, una startup cinese che si occupa di AI. L’espansione del software di intelligenza artificiale messo a punto da DeepSeek ha superato ChatGPT, diventando l’app gratuita più scaricata dallo Store di Apple negli Stati Uniti. Le perdite peggiori hanno riguardato in particolare società americane produttrici di microchip appositamente utilizzati per l’AI. Nvidia, azienda statunitense che detiene la quota più rilevante del relativo mercato, ha visto il suo titolo calare di circa il 17% arrivando conseguentemente a “bruciare” oltre 400 miliardi di dollari in termini di capitalizzazione. Secondo diversi analisti del settore tecnologico, il modello di intelligenza artificiale elaborato da DeepSeek offre prestazioni comparabili ai migliori chatbot del mondo a un costo notevolmente inferiore. Ciò ha sollevato forti dubbi da parte degli investitori, sul rilevante incremento di valore registrato dai titoli legati al comparto AI, che sono stati il perno della crescita azionaria statunitense. Ben Thompson, affermato analista di affari americano esperto del comparto tecnologico e media, descrive molto chiaramente i motivi di tanto sconquasso che sintetizza in 3 punti chiave: 1) DeepSeek sembra aver dimostrato che la Cina ha raggiunto gli Stati Uniti nella tecnologia dell’intelligenza artificiale; 2) ha messo in dubbio la convinzione radicata che i vincitori nel campo dell’AI sarebbero state le grandi società tecnologiche americane; 3) ha smentito l’idea che per avere le migliori AI sia necessario spendere enormi quantità di denaro in microchip e datacenter. Infatti la startup cinese ha dichiarato che per realizzare i suoi sistemi di intelligenza artificiale ha speso notevolmente meno delle aziende competitor americane, usando per giunta molti meno microchip. Inoltre mentre per utilizzare le versioni più performanti di ChatGPT occorre pagare un abbonamento, le AI di DeepSeek, che si basano su un sistema open source ossia accessibile a tutti, possono invece essere usate gratuitamente. C’è da scommettere che dopo le borse titoli, lo scontro coinvolgerà altri organismi e istituzioni. E infatti, OpenAI azienda americana proprietaria del chatbot di Intelligenza Artificiale ChatGpt, ha accusato la rivale cinese di aver utilizzato, violandone il copyright, i propri modelli di apprendimento per lo sviluppo della sua AI. Il nostro Garante per la protezione dei dati personali ha bloccato DeepSeek, non avendo ricevuto rassicurazioni sufficienti sul trattamento dei dati degli utenti italiani, proprio jn concomitanza con la decisione della start up cinese di togliere la sua app dagli store digitali di Apple e Google e di lasciare invece operativo il sito e le app precedentemente installate. Il “DeepSeek affair” appare l’ennesimo pezzo di un rebus, il tassello tecnologico mancante che, in aggiunta ad altre eterogenee tessere di natura economica (vedi la questione dazi), commerciale (la querelle sulla gestione del canale di Panama), sanitaria (sulle origini del Covid, per gli USA “scappato” da un laboratorio cinese), di privacy (le ipotesi di cessione di Tik Tok in mani americane), rendono complessa e articolata l’armonizzazione dei rapporti tra USA e Cina responsabile quest’ultima, a detta delle Amministrazioni americane, della perdita di ricchezza, benessere e posti di lavoro sperimentata dalla società statunitense negli ultimi anni; ciò giustificherebbe le dispute, anche aspre, in atto tra le due potenze. La transizione epocale che stiamo vivendo, composita, diffusa e multi direzionale, consegnerà alla storia mutate gerarchie che influenzeranno le relazioni tra i vari paesi ridisegnandone dinamiche e rapporti. Assegnerà all’ambiente che ci circonda, connotati e caratteristiche dissimili da quelli attuali che condizioneranno le nostre abitudini, i nostri costumi, le nostre vite. La mobilità ed il modo di spostarsi stanno già cambiando, così come pure il mondo del lavoro. Molte professioni saranno a breve desuete, altre ne nasceranno, metodi, criteri e fisionomie professionali stanno già subendo profonde trasformazioni. In nome di una sacrosanta sostenibilità ecologica, mangeremo cibi diversi e utilizziamo già materiali e fibre riciclate. Le relazioni interpersonali, le forme di dialogo, di azione, le strutture di pensiero stanno rapidamente cambiando, anche e forse soprattutto a causa della tecnologia. E’ solo e tutto evoluzione? In questa spirale vertiginosa ed eccezionale, l’AI non è semplicemente l’ultimo strabiliante ritrovato della più avanzata tecnologia, ma traccia l’era di un nuovo ordine concettuale umano. Lo scontro sull’intelligenza artificiale o meglio tra le intelligenze artificiali, non mira più soltanto a profilare od orientare scelte, attitudini, propensioni e capacità di spesa. Il rischio è quello di delegare agli algoritmi che vinceranno la sfida, l’elaborazione pratica o teorica di esperienze di vita vissute o ancora da fare e di ricavarne il senso al posto nostro. Quanto siamo consapevoli di questo? Siamo attrezzati ad affrontare una metamorfosi del genere se così fosse? “Comunque adesso ho un po’ paura, Ora che quest’avventura, Sta diventando una storia vera, Spero tanto tu sia sincera” cantava Lucio Battisti svariati decenni fa. Paura no, non direi, curiosità semmai, ma un minimo di sana, cosciente, critica ed edotta attenzione di certo aiuterebbe a comprendere e discernere.



