“C’è un fiume di gente nel cuore di Roma” canta Venditti in un suo brano del 1986 che suona premonitore perché proprio in questi giorni Roma è letteralmente presa d’assalto.
Giovani e meno giovani, provenienti da ogni parte del mondo l’hanno travolta e stravolta, occupata senza invaderla, l’hanno conquistata senza sparare un colpo, con le armi della gioia, dell’entusiasmo e della festa. Più che un fiume di gente, un vero e proprio “cuore che batte nel cuore di Roma”, sempre citando Venditti. Non solo il Vaticano o le zone limitrofe, non vi è quartiere in cui non si possano scorgere ancora, frotte entusiaste e festanti di “pilgrims of hope” che con appassionata e contagiosa sfrontatezza portano scritto sulle magliette che indossano, la loro convinta militanza di pellegrini della speranza. Un’ incursione tutt’altro che cruenta, che si contrappone con fiduciosa potenza alle troppe invasioni belliche che caratterizzano questa epoca. Un milione ed oltre di persone hanno affollato, nel primo fine settimana agostano, la spianata di Tor Vergata, profonda periferia a sud est della capitale, esterna al Grande Raccordo Anulare, tra la via Casilina, la via Tuscolana e l’autostrada Roma-Napoli, partecipando al Giubileo dei Giovani, culminato con la Messa celebrata Domenica 3 da Papa Leone XIV. Forse non tutta questa gioventù era assistita da una incrollabile fede religiosa, qualcuno può darsi non abbia trovato tutte le risposte che cercava, ma tutti erano convinti portatori di un messaggio di pace e fratellanza, faccia pulita, coraggiosa e bella di un’umanità da ricercare, promuovere e tutelare, un esercito della salvezza, l’unico di cui gli Stati dovrebbero dotarsi. Chi giovane non lo è più, a qualsiasi religione o fede appartenga, ha l’incombenza, se non il dovere, di aiutare questa moltitudine non belligerante, nello strenuo compito di conquistarsi “Il diritto di contare”, per poter sempre più affermare, non solo in determinate manifestazioni, le loro idee di comunione ed armonia. Nell’omonimo film del 2016 (Il diritto di contare), tratto da una storia vera, 3 donne afroamericane, sfidando il razzismo ed il sessismo dell’America degli anni ’60, rivoluzionarono la NASA, portando l’uomo prima in orbita e poi sulla Luna. Sostenere i giovani, quelli di Tor Vergata e non, a sfidare ed abbattere le perverse ed inutili dinamiche belliche e divisive, è una necessità non procrastinabile;
c’è un vento vivace che fischia tra i capelli e il cielo, un sangue pulito che scorre tra la pelle e il fiato, facciamone buona speranza!



