A voler appiccicare un’etichetta adesiva su quello che sin qui è stato il mercato del Napoli, ci si potrebbe scrivere sopra: lodevole, ampio, ragionevole, dispendioso, importante, laborioso.
E’ pur vero che i conti si fanno alla fine, che all’inizio del campionato manca oramai poco e il calciomercato tutt’ora in fieri riserverà pare altre sorprese, con qualche incastro chissà ancora da sistemare. Ciò nonostante è forse il caso di rilevare talune amletiche considerazioni. Tranne che per Kevin De Bruyne (e forse per Vanja Milinkocic Savic ?), la Società ha virato su profili di belle speranze, giovani di prospettiva col passaporto in tasca per il destino, ma con nessuna frontiera all’attivo. Anche in virtù, stando a quel che si legge, di una solida disponibilità economica, non era forse il caso di affiancare a De Bruyne, che a considerare da quanto si è già visto finora, a Napoli non è venuto a svernare, qualche elemento già costruito e fatto? Rammento le dichiarazioni espresse dal Mister, facilmente rintracciabili in rete, dopo la vittoriosa partita in casa dell’Atalanta, a proposito di giocatori non del tutto “pronti”: “Giocatori di prospettiva? Per fare cosa? Non facciamo ridere. Le cose vanno fatte come Dio comanda!”; cosa è cambiato ed eventualmente perchè, rispetto ad allora? Insistere puntando su profili giovani promettenti, interessanti ma in via di formazione è condiviso, agevolato o subìto dal Mister? Due battute per chiudere sul mercato in uscita, con Raspadori ormai ceduto all’Atletico Madrid.
Raspadori è giovane, 25 anni, una certezza più che una promessa, fisicamente integro, è uno che segna e che soprattutto la butta dentro proprio quando serve, è quello che leva le castagne dal fuoco, versatile, professionista esemplare ed un cambio tattico in più: perchè privarsene? Considerazioni tecnico tattiche su schemi e moduli di gioco, che i più esperti meglio di me comprenderanno, ne avrebbero immagino condizionato l’utilizzo anche quest’anno, specie a fronte della volontà del calciatore di avere giustamente più spazio ma, se è uno è bravo ed ha dimostrato di esserlo, considerando anche le varie competizioni da affrontare, perché privarsene? Sono solo pochi e marginali dilemmi che il pariamiento agostano si porta appresso, sorretti dal proposito di non cedere ai troppo facili entusiasmi, di mantenere i piedi per terra, la fiducia ben al di sopra del pavimento e attivo un minimo di analisi che forse non guasta.



