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Campioni e scappati di casa

Napoli-Sassuolo doveva essere la consapevolezza di una idea di primato futuro, un sabato del villaggio per aspirazioni da riannaffiare, è sembrata invece un rantolo di grandeur di una squadra ad un passo dal “molla tutto e scappa via”. Eppure sono passati venti giorni da quando ci si sentiva belli e dominanti, supercampioni vincenti. Ne sono passati solo 8 da quando si dava lezione di calcio alla capolista nella bolgia di San Siro laddove in cento anni di storia si è vinto per una manciata di volte e si sono infranti i sogni di padri, nonni e prozii. Sono stati presi tre punti contro i romagnoli che solo due settimane prima rischiarono di fare Bingo nel fortino rossonero del Milan e che hanno dimostrato in più di una occasione di non essere poca cosa. Non ci meraviglieremmo se una vittoria a Copenaghen dovesse fungere da incidente di laboratorio di Robert Bruce Banner e ritrasformare in tanti piccoli Hulk i derelitti calciatori del Napoli. La verità che il buon cronista ritiene di vedere nel calcio di oggi è che ogni volta che si va in campo si ricevono verdetti definitivi, sentenze che non ammettono repliche almeno fino alla partita seguente che nel caso del Napoli, come in tutto il mese di gennaio, cade ogni tre giorni. Discorso a parte meritano gli infortuni che hanno martorizzato l’annata azzurra fino ad ora. Il tifoso può benissimo indossare i panni del luminare ortopedico per gioco ma nessuno può capire il perchè di questi bollettini medici pieni zeppi di infortuni muscolari. Non sembra saperlo nemmeno l’allenatore che è a stretto contatto con lo staff medico: “chiedete a loro” invita il tecnico . Nella classifica delle motivazioni spicca al primo posto, incontrastato, il lavoro sfiancante negli allenamenti di Conte, meno quotata è l’età media di 28 anni, oggettivamente alta della squadra, che però è la terza per anzianità dopo Inter e Lazio. Entrambe le motivazioni possono essere giuste ma anche completamente campate in aria, la verità l’avremo forse postuma e anonima. Intanto, in attesa che la sentenza di squadra bollita venga confermata o completamente stravolta dalla trasferta danese noi osserviamo e incrociamo le dita sicuri che nel calcio, come in un film di Harry Potter, c’è sempre posto per la magia, dove un manipolo di scappati di casa, con un tocco di bacchetta, possono diventare supercampioni.

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