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Napoli, Champions finita: troppo tardi la reazione, decisivi gli errori

Gli azzurri salutano l’Europa dopo il 2-3 col Chelsea: pesa il pari di Copenhagen e una League Phase buttata

E alla fine è successo davvero. Il Napoli è fuori dalla Champions League, eliminato già nella League Phase, quella che ha sostituito i vecchi gironi. Nemmeno una prestazione di alto livello contro il Chelsea è bastata a evitare l’uscita di scena: al Maradona finisce 2-3, con i Blues capaci di ribaltare la gara grazie a uno strepitoso João Pedro, autore di una doppietta decisiva. Un’eliminazione che brucia, perché arriva al termine di una partita giocata con carattere, personalità e intensità, ma che certifica una verità scomoda: il Napoli non è uscito stasera, è uscito prima, nelle partite apparentemente più semplici di questa League Phase.

La partita: rimonta Chelsea, Napoli beffato

Il Chelsea passa in vantaggio con Enzo Fernández su calcio di rigore, ma la reazione della squadra di Antonio Conte è immediata e veemente. Il Napoli ribalta il risultato chiudendo il primo tempo avanti 2-1, grazie al gol di Vergara e alla rete di Højlund, premiando un primo tempo aggressivo e ben giocato.

Nella ripresa, però, la qualità dei londinesi emerge. Il Chelsea alza il ritmo e trova il successo con una doppietta di João Pedro, che sfrutta anche le difficoltà fisiche della retroguardia azzurra. Sul gol decisivo pesa l’errore in costruzione, con Olivera lasciato in una posizione rischiosa e Buongiorno, stremato, che non riesce a contenere João Pedro in velocità.

Il 2-3 finale manda il Chelsea direttamente agli ottavi e condanna il Napoli all’eliminazione.

Il vero rimpianto: Copenhagen e i punti buttati

Il rammarico più grande, però, non nasce dal Maradona. Il Napoli deve recriminare soprattutto per la gara precedente contro il Copenhagen, giocata in Danimarca, chiusa sull’1-1 contro dieci uomini. Una partita che andava vinta a tutti i costi.

Con quei due punti in più, anche una sconfitta contro il Chelsea avrebbe potuto non essere fatale. Invece il pareggio in Danimarca ha reso l’ultima gara una finale senza appello. Per come si erano incastrati i risultati, anche un pareggio contro i Blues avrebbe potuto bastare, ma il Napoli non è riuscito a ottenerlo.

Errori individuali e scelte discutibili

Le responsabilità sono diffuse. Ci sono stati errori dei singoli, che hanno inciso in modo pesante nel cammino europeo, ma anche scelte tecniche discutibili. In particolare, sul gol del 3-2, pesa la decisione di lasciare Olivera in mezzo al campo in una fase delicata della partita: da quella palla persa nasce la ripartenza letale del Chelsea.

Il Napoli ha mostrato spirito, ma anche fragilità, soprattutto nei momenti chiave. E in Champions, quelle si pagano sempre.

Il dato Opta: un passo indietro storico

A certificare il fallimento europeo arriva anche il dato statistico. Dopo il match, Opta Paolo ha scritto:

“2018/19 – Il #Napoli è stato eliminato nella fase a gironi/campionato in #UCL per la prima volta dal 2018/19; nelle precedenti tre edizioni i partenopei avevano sempre superato la prima fase del torneo. Stop”.

Un numero freddo, ma pesantissimo. Dopo sei anni, il Napoli non riesce a superare la prima fase della Champions.

Una Champions segnata dai rimpianti

Resta l’amaro in bocca anche per prestazioni che non hanno portato punti, come la gara contro il Manchester City, in cui il Napoli ha lottato nonostante l’espulsione di Giovanni Di Lorenzo e le grandi parate di Vanja Milinković-Savić, ma è stato punito dal colpo di testa di Haaland, al suo 50° gol in Champions in sole 49 presenze, record assoluto.

Partite gagliarde, ma risultati insufficienti. E in una League Phase così corta, ogni errore pesa come un macigno.

Ora testa al campionato

Forse, paradossalmente, perdere contro il Chelsea è stato meno dannoso di pareggiare, perché il pari non avrebbe garantito la qualificazione. Ma il verdetto non cambia: il Napoli è fuori dalla Champions League.

Ora resta il campionato, con la necessità di trasformare rabbia e delusione in energia. L’Europa, per quest’anno, è un capitolo chiuso. E chiuso male.

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