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Gaza, 2800 palestinesi polverizzati: bombe termobariche americane sganciate da Israele

Secondo la nuova inchiesta giornalistica di Al Jazeera, intitolata “Il Resto Della Storia“, circa 2.842  palestinesi dall’inizio del conflitto sono “evaporati“. Non si tratta di stime, ma di dati documentati dalla Protezione Civile di Gaza. Parliamo di persone scomparse nel nulla: di loro rinvenuti solo frammenti di carne, spruzzi di sangue o cenere. Corpi evaporati.

Dalle testimonianze raccolte, si attribuisce questo fenomeno all’impiego, da parte di Israele, di armi termiche e termobariche, fornite dagli Stati Uniti. Queste bombe, proibite a livello internazionale, sono in grado di generare temperature superiori a 3.000 gradi centigradi.

Per la loro composizione chimica, le armi termobariche non si limitano a uccidere, bensì annientano la materia in pochi secondi. Una volta toccata la superficie, le munizioni disperdono una nuvola di combustibile che si infiamma, creando un’enorme palla di fuoco e un effetto vuoto. L’intenso calore è spesso generato dal tritonale, una miscela di TNT e polvere di alluminio utilizzata nelle bombe di fabbricazione statunitense, come la MK-84.

Il Dottor al-Bursh, direttore del Ministero della Sanità a Gaza, ha spiegato l’impatto biologico di un calore così estremo sul corpo umano.“Il corpo umano è composto al 80% da acqua. Quando un corpo è esposto a un’energia superiore a 3.000 gradi, combinata con una pressione e un’ossidazione massicce, i fluidi ebolliscono all’istante. I tessuti vaporizzano e si trasformano in cenere. È chimicamente inevitabile”.

L’indagine ha identificato specifiche munizioni di fabbricate negli USA utilizzate da Israele:

  • Bomba anti-bunker BLU-109: utilizzata in un attacco ad al-Mawasi, un’area che Israele aveva dichiarato “zona sicura” per i palestinesi sfollati forzatamente nel settembre 2024, questa bomba ha fatto evaporare 22 persone. Ha un involucro in acciaio che si interra prima di detonare. Questo crea una grande palla di fuoco all’interno di spazi chiusi, incenerendo tutto ciò che si trova nel raggio d’azione.
  • GBU-39: bomba planante di precisione utilizzata nell’attacco alla scuola di al-Tabin. Progettata per mantenere la struttura dell’edificio relativamente intatta, distruggendo al contempo tutto ciò che si trova al suo interno. Uccide attraverso un’onda di pressione che lacera i polmoni e un’onda termica che incenerisce i tessuti molli.

L’inchiesta consulta anche esperti legali. Si sostiene che l’uso di queste armi non coinvolge solo Israele, ma anche i suoi fornitori occidentali. Consultata l’avvocato Diana Buttu, docente presso l’Università di Georgetown in Qatar, afferma:

“Questo è un Genocidio globale, non solo israeliano. La catena di approvvigionamento è la prova di complicità. Assistiamo a un flusso continuo di queste armi dagli Stati Uniti e dall’Europa. Sanno che queste armi non distinguono tra un combattente e un bambino, eppure continuano a inviarle… Il mondo sa che Israele possiede e usa queste armi proibite, la domanda è perché gli è permesso di rimanere al di fuori del sistema di responsabilità”.

Secondo il Diritto Internazionale, l’uso di armi che non distinguono tra combattenti e non combattenti costituisce un Crimine di Guerra.

Nonostante la Corte Internazionale di Giustizia abbia emesso misure provvisorie contro Israele nel gennaio 2024 e un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale emesso contro Netanyahu nel novembre 2024, le uccisioni si sono intensificate. L’impunità è garantita a Israele dal potere di veto degli Stati Uniti presso il Consiglio di Sicurezza ONU. Tuttavia i tribunali a giurisdizione universale, in Paesi come Germania e Francia, potrebbero offrire una via alternativa alla giustizia.

Finora, Israele ha ucciso più di 72.037 persone e distrutto quasi il 90% delle infrastrutture del territorio.

Delle procedure internazionali poco importa a chi, come Yasmin Mahani, cammina tra le rovine fumanti della scuola di al-Tabin a Gaza, cercando suo figlio Saad. Ma riesce a trovare solo una poltiglia di carne e sangue sui pavimenti e sulle pareti di un edificio pressoché intatto.

Fonte: InvictaPalestina; Al Jazeera

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