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IL DOLORE, LA VITA E IL CAFFE’ SOSPESO

Il pomeriggio del 4 marzo si sono tenuti i funerali del piccolo Domenico Caliendo. La sua dolorosissima vicenda stride maledettamente con le fugaci immagini apparse in TV, di quel volto vispo, quello sguardo appassionato, accattivante e pieno di arteteca che Mimmuccio o Mimì, come probabilmente sarebbe stato chiamato crescendo, ha fatto appena in tempo a mostrare sulla Terra. Il gremitissimo Duomo di Nola, luogo delle esequie, è divenuto lo specchio in cui il dolore si è riflesso, restituendo, dopo l’assalto tumultuoso dei primi tempi, frammenti residui di una speranza andata in crastule, come quando un vetro, rompendosi, moltiplica un’immagine ma ne nega l’integrità. E’ conciliante pensare che, nei riflessi nascosti tra quelle schegge taglienti, il destino atroce e vigliacco, in preda al pentimento e alla vergogna, aiuti la speranza a non morire ma a trasformarsi in memoria che si fa saggezza. “Ci sono ferite che non se ne vanno nemmeno col tempo, più profonde di quello che sembrano, guariscono sopra la pelle, ma in fondo ti cambiano dentro”, recitano i versi di una bellissima e profonda canzone. E allora mi piacerebbe chiedere alla compostissima e dignitosissima Sig.ra Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico, se riuscirà mai a camminare tra quei detriti pungenti senza continuare a ferirsi troppo, a scorgere ancora un arcobaleno dopo la tempesta, a superare il dilemma del “perché è successo proprio me?”, se avrà ancora forza di sudare il suo coraggio, se riuscirà la vita ad essere più forte del suo dirle “grazie no!”, se la notte avrà mai più il suo silenzio regolare o se invece sarà “notte di chi aspetta,‘e chi te tocca ‘o pietto e s’annasconne ‘o bbene”. Andavo pensando che a volte la sofferenza, la vita sono come il caffè sospeso, te le ritrovi tra le mani inaspettatamente, senza averle chieste. Paghi il conto per qualcun altro, senza sapere chi sia, senza giudicare o sindacare, lo fai e basta per qualcuno che potrà avere bisogno. Un sacrificio che diventa dono, un dono che alimenta la vita e la rende amore, che a Napoli si sa, è un sentimento che si rafforza perché diventa ammore. Domenico lascia in eredità a questo mondo i suoi sogni incompiuti e la sua innocenza, splenderanno altrove il suo candore e la sua purezza!

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