I sostantivi legati agli scenari geopolitici ed alle preoccupanti crisi internazionali dominano la mappa semantica dell’informazione non solo italiana. Parole come guerra, conflitto, scontro, prevalgono nei TG e notiziari vari oltre che sulle prime pagine dei giornali. Anche tregua è un termine onnipresente. Che sia invocata, attesa, sperata, annunciata, sostenuta, rinviata, estesa, forzata, saltata, cessata, violata, fragile, la tregua cela nel suo concetto, ancor di più nella sua rappresentazione contemporanea, aspetti difficilmente codificabili, un ibrido oleoso tra quel che resta della diplomazia e la strategia militare. Sembra essere divenuta una riproduzione delle stesse dinamiche del conflitto, in pratica una sua fotocopia, talvolta a colori, talora in bianco e nero, sovente sfocata. Serve più al sistema economico per evitare un collasso prossimo o immediato, ripristinare le scorte energetiche, ridisegnare le rotte commerciali, che non a rimuovere le guerre, le loro cause ed i rischi geopolitici. Anche la tregua segue l’orientamento attuale delle relazioni internazionali nelle quali lo schema riconosciuto si basa sui rapporti di forza, di convenienza. Quel che appare è che oggi la tregua stenta ad essere un reale progetto di pace. Non incidendo sulla natura e sulla sostanza del conflitto la tregua, se mai dovesse prender forma, sarà debole, sarà solo un intervallo di tempo per prepararsi alla prossima battaglia. Senza disarmare quel tempo, disinnescare quella sosta, da spendere cercando e sviluppando affinità e tessendo relazioni armoniose, difficilmente si disarmeranno i soldati. E’ un trionfo senza vincitori in cui la conquista non è il territorio del nemico, ma il diritto per le parti belligeranti a non perderne altro. E’ come il direttore di orchestra che sale sul podio senza “armi” ossia senza tenere in mano alcun strumento musicale. Il suo compito è quello di far sì che tutti gli orchestrali rispettino le pause dello spartito, se suonassero tutti insieme farebbero solo rumore. Quando la pausa di uno strumento coincide con la pausa, col silenzio dell’altro, nasce la prima nota della tregua. E’ un’architettura sonora fatta di pause, dove il “non suonare” (vale a dire il non sparare), diventa la struttura portante della pace. Il suono giusto, prendendo ancora in prestito una suggestione musicale, è quello in grado di esprimere Tonalità Risonanti (per) Equilibri Graduali Universalmente Accordati, guarda caso proprio una TREGUA capace, rispettando le pause, di diffondere eufonia anziché un assordante frastuono.



