E’ stata definita immediatamente storica la sentenza del Tribunale di Foggia che ha visti condannati due ragazzi per un aggressione avvenuta nell’agosto del 2024. La pena che dovranno scontare è per gravi lesioni “con l’aggravante speciale relativa a discriminazioni per motivi come razza, etnia e religione (art. 604-ter codice penale), applicata alla matrice omofoba dell’aggressione“.
In una notte di agosto del 2024, a San Giovanni Rotondo, un ragazzo e una ragazza –quest’ultima minorenne all’epoca dei fatti– hanno violentemente attaccato, picchiato e insultato un 57enne invalido. Un aggressione tale da lasciare Michel con un trauma cranico e privo di sensi in strada.
Un aggressione gratuita e non causale, bensì discriminatoria. I due assalitori si rivolsero a Michel con una provocazione, “Sai che siamo anche noi gay?”, alla qualche non ricevettero risposta. Da lì è poi iniziata l’aggressione, i due hanno iniziato a colpirlo con violenza, urlandogli parole offensive ed omofobe.
Il 17 aprile 2026, si conclude il processo, con la condanna dell’aggressore maggiorenne a 3 anni e 10 mesi di reclusione, oltre provvisionale immediatamente esecutiva di 5000 euro e spese legali. Riconosciute anche la minorata difesa e il coinvolgimento di un minore.
Indipendentemente dalle decisioni della corte e dalle riflessioni sulla condanna relativamente breve per un aggressione avvenuta solo per l’orientamento sessuale di un uomo, la sentenza è ritenuta da molti storica.
Rappresenta un raro caso in cui la giurisprudenza italiana ha riconosciuto l’aggravante legata alla discriminazione omofoba in un caso di aggressione violenta. Una sentenza ed un caso che sicuramente riportano all’attenzione mediatica il DDL Zan, disegno di legge proposto per prevenire e contrastare violenze e discriminazioni basate su genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità, bloccato al Senato nel 2021.



