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L’INNO AL RISPETTO

Sembra proprio un inno all’irragionevolezza il finale di stagione di Antonio Conte e la sua perentoria decisione di lasciare la panca azzurra con tanto di bacheca rimpinguata.

Nulla di sorprendente, sia chiaro ma tant’è. Il personaggio appartiene alla casta di coloro che cercano di adattare il mondo a se, perchè credono fermamente nel progresso dell’ambiente nel quale decidono di vivere. Le armi sono le solite e intramontabili, sono quelle usate dai vincenti: la dedizione, l’affidabilità, il rigore e il collante che tiene insieme tutto, l’intelligenza.

Non è riuscita però completamente la missione del mister che ha un unico cruccio. Non ce l’ha fatta a ricompattare l’ambiente, nodo cruciale per tenere testa proficuamente alle strisciate e far fronte agli attacchi esterni dei rivali. Il secondo posto però, la splendida giornata, il Maradona in ghingheri, la vittoria finale sull’Udinese e il bagno di applausi nel quale ha nuotato il mister nel dopopartita, avrebbero meritato un commiato più tollerante verso le assenti autorità locali che garantiscono di agire solo per il bene comune o i così detti falliti che giurano di aver esercitato il sacrosanto diritto di cronaca oltre che di critica.

Al netto delle opinioni personali e almeno nell’occasione, la conferenza di AC e ADL poteva esser fatta senza lasciare sul pavimento pietre e pietruzze, rimosse dalle scarpe, che producono polvere e impediscono di camminare a piedi scalzi per la gioia dei bambini che sono la metafora ideale per descrivere i tifosi. Quelli veri, che pagano, soffrono, stramaledicono e pochi giorni dopo tornano a supportare. Quelli da tutelare e che ieri hanno dimostrato come si fa a salutare una persona che si è meritata il rispetto.

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