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ALLARME CLIMA

Dibattito diviso tra allarmisti e negazionisti

Ma per davvero cosa sta succedendo?

Estati torride intervallate da temporali estremi. Fenomeni tropicali. Ma cosa ne è stato del “clima temperato” che a scuola ci insegnavano essere il nostro?

Chi sono i negazionisti climatici?

Tutti coloro che, a vario titolo e con vari gradi di istruzione, contrastano le opinioni scientifiche sul surriscaldamento globale minimizzandone le cause e slegandone dalla correlazione le conseguenze.

In particolare negano che il riscaldamento globale sia originato da fenomeni umani a loro volta legati alla macchina dell’economia e dell’industrializzazione.

Sembra che il fenomeno del negazionismo sia originato più che da dubbie tesi scientifiche da opinioni cospirazioniste legate ad interessi politici, economici ed ideologici, non di rado allacciati, a loro volta, ad ambienti di destra. Lobby e fanatismo dietro chi cerca di confutare larga parte dell’opinione scientifica mondiale.

Cosa dice la scienza?

Gli scienziati dicono che, a partire dalla fine del XIX secolo è iniziato un fenomeno in crescita costante di aumento della temperatura globale terrestre. Le conseguenze dirette di tale surriscaldamento sono osservabili, in particolari, nelle anomalie del ciclo dell’acqua: desertificazioni, siccità ed ancora alluvioni, temporali estremi e scioglimento dei ghiacci.

Le cause predominanti sono da ricercare nell’attività umana e nell’aumento nell’atmosfera terrestre di quantità crescenti di gas serra prodotti dall’uomo, ma anche dalla deforestazione e dall’allevamento intensivo.

Le conseguenze

Oltre all’evidente peggioramento della qualità della vita, vi sono conseguenze collaterali legate al surriscaldamento globale. Esse sono osservabili nei danni sociali ed economici diretti sulle colture ed in danni sanitari dovuti alla diffusione di malattie tropicali e/o dovute alla diffusione di insetti quali zanzare e zecche.

Inoltre, si stima che nei decenni potrebbe esserci un incremento del flusso migratorio da zone del sud del mondo a zone occidentali con conseguenti problemi di gestione ed integrazione sociale.

Il peggioramento delle condizioni climatiche e l’evidente erosione della Natura stanno comportando, inoltre, soprattutto nelle giovani generazioni, un fenomeno psicologico di scarsa fiducia, tolleranza e spossatezza che va sotto il nome di eco-ansia. Giovani preoccupati, allarmati e sfiduciati chiedono alla politica ed all’economia un’ immediato ventaglio di azioni concrete. La loro protesta assume toni e colori disparati ma sempre pacifici, ma ciò che più preoccupa è il sentimento di paura che avvilisce questi giovani e li blocca dinanzi alla progettualità e all’entusiasmo per il futuro, eco-ansia appunto. 

Cosa bisogna fare?

Invertire la rotta.

Innanzitutto boicottare immediatamente ogni tesi negazionista e partire dalla consapevolezza che è andata proprio così: la macchina economica ed industriale che dal finire del secolo scorso ha cominciato a muoversi con l’intento di creare benessere ha distrutto Madre Natura. I suoi ritmi non si sono mostrati compatibili con quelli della Terra e per questo si registrano sconvolgimenti climatici che a loro volta sconvolgono la vita dell’uomo causando spesso danni irreversibili, distruzioni e morte.

Altro non vi è da aggiungere.

Agli studiosi la messa a punto di soluzioni efficaci, alla politica il compito di renderle attuabili e a noi altri l’onere di osservale pena la vivibilità delle generazioni future.

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