Il doppio standard del designatore Gianluca Rocchi ha tracciato una linea netta che spacca in due il settore arbitrale e l’opinione pubblica. Se da una parte il “pasticcio” dell’Olimpico in Lazio-Fiorentina ha portato a una punizione esemplare, dall’altra la direzione di Napoli-Verona è stata liquidata come “corretta”, nonostante le feroci polemiche dei tifosi azzurri e degli addetti ai lavori.
Il pugno di ferro: il caso Lazio
Per la sfida dell’Olimpico, Rocchi non ha avuto dubbi. Simone Sozza e i varisti Pezzuto e Prontera sono stati sospesi per diversi turni. A pesare è stata la mancanza di uniformità: un rigore solare negato alla Lazio nel primo tempo (trattenuta su Gila) e un penalty molto generoso concesso alla Fiorentina nel finale. La sentenza dell’AIA è chiara: quando l’errore è evidente e danneggia l’equità della gara, scatta lo stop forzato.
L’inaspettata indulgenza: il caso Napoli
Nello stesso turno di campionato, il pareggio (2-2) tra Napoli e Verona è stato segnato da episodi altrettanto controversi, ma con un esito diametralmente opposto per gli arbitri: Matteo Marchetti e il varista Marini sono usciti indenni dalla valutazione di Rocchi.
Il rigore assegnato al Verona per un fallo di mani di Buongiorno (la polemica verte sul fatto che sia stato preceduto da una spinta ai suoi danni) e il gol annullato a Hojlund (per un tocco di braccio giudicato volontario nonostante la dinamica complessa) sono stati definiti “scelte giuste” dai vertici arbitrali.
Nonostante le polemiche, alla fine Sozza è stato sospeso per diverso tempo mentre Marchetti è stato di fatto promosso, alimentando il sospetto di un’applicazione del regolamento a due velocità.
Una gestione che divide
Il paradosso è evidente: l’AIA punisce l’errore di valutazione a Roma, ma promuove la “rigidità interpretativa” a Napoli. Questa disparità di trattamento non solo esaspera il clima tra le tifoserie, ma sembra dare ragione a chi sostiene che certi errori siano più “accettabili” di altri a seconda della maglia coinvolta o della risonanza mediatica che ne deriva.
Certo è che la Serie A sta vivendo la stagione più brutta per quanto riguarda gli atteggiamenti arbitrali degli ultimi anni. Gli arbitri stanno perdendo il controllo di loro stessi: il regolamento necessita urgentemente di un cambiamento di alcune regole, ma anche di chiarire alcune zone grigie che, se all’inizio non avevano ricevuto la giusta attenzione, adesso dopo 19 giornate di Campionato sembrano essere all’ordine del giorno in quasi tutte le partite. Complice sembra essere soprattutto l’eccessiva azione interpretativa da parte degli arbitri di gara che vengono dimenticati o aiutati in modo errato, in base ai casi, dal VAR. Difatti lo strumento calcistico nacque con lo scopo di affiancare e aiutare l’arbitro in campo, tuttavia spesso prende il sopravvento o è troppo assente.
Qualcosa deve cambiare. Ma è probabile che nulla si muova fino al prossimo anno calcistico.


