Lo spettacolo dell’intervallo del SuperBowl di Bad Bunny è stato un capolavoro scenografico e politico. Quest’anno lo show è stato affidato al cantante portoricano, destando sin dall’inizio critiche.
Lo spettacolo andato in scena, non è stato un concerto. E’ stata un affermazione identitaria. Porto Rico e tutto il Sud America, sono stati portati sul palco più americano che ci sia. Il tutto in un periodo storico in cui sembra dimenticato che gli Stati Uniti D’America, senza Canada e Sud America, non sono tali. Con una politica anti-immigrazione che accentua la situazione.
Bad Bunny, all’anagrafe Benito Antonio Martínez Ocasio, nato a San Juan. Oggi è uno degli artisti più amati della scena globale. Quest’anno ha vinto 3 Grammy grazie al disco DeBí Tirar Más Fotos. Nonché nel 2025 è stato l’artista più ascoltato al mondo su Spotify.

Nonostante il suo grandissimo successo in America, Bud Bunny non si è mai piegato alle politiche del paese, che da sempre hanno lasciato la sua città indietro. Per questo, oltre che per proteggere i suoi fan dagli arresti dell’ICE, ha portato l’artista ad una scelta controcorrente: niente tour in America. I concerti del suo successo globale “DeBÍ TiRAR MáS FOToS” si sono svolti solo a Porto Rico. Una scelta economica rischiosa, ma culturalmente potentissima. Non esportare Porto Rico: costringere il mondo ad arrivarci e a visitarla. Inutile specificare il grandissimo successo di questa iniziativa.
Per capire la forza simbolica della sua esibizione bisogna capire Porto Rico. L’isola è un territorio degli Stati Uniti, i portoricani sono cittadini americani. Eppure non possono votare per il Presidente, non hanno rappresentanza piena al Congresso. Porto Rico ha attraversato crisi economiche devastanti, l’uragano Maria nel 2017 con una gestione federale duramente criticata, blackout prolungati, emigrazione di massa.
Bad Bunny è formalmente cittadino americano. Ma in pubblico parla quasi esclusivamente spagnolo. Anche quando si trova negli Stati Uniti. Anche quando riceve premi. La sua è una scelta. Ci ricorda che l’America non è monolingue, non è monoculturale. Bensì l’esatto contrario.
Veniamo ora al tanto acclamato spettacolo.
All’evento sportivo annuale più importante degli Stati Uniti, la scenografia proposta ricreava scorci urbani di San Juan. “State ascoltando musica da Puerto Rico, dalle baraccopoli e dai quartieri“, dice Bad Bunny, passeggiando tra chiringuiti e le canne da zucchero. Dalle palme alle abitazioni colorate tipiche. Dai carretti dei tacos a quelli delle bevande tipiche. Ballerini di ogni nazionalità. Un matrimonio reale sul palco. Bandiere, le percussioni tradizionali mescolate al reggaeton contemporaneo. Alle sue spalle il maxischermo recita: “L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”
Nel finale, il momento più discusso, l’elenco di tutti i paesi che compongono gli Stati Uniti d’America, accompagnato dalle relative bandiere. In uno spettacolo di colori, percussioni ed energia. Seguito dalla frase scritta su di un pallone da football “INSIEME SIAMO L’AMERICA”.
Con 134,5 milioni di spettatori, l’halftime di Bad Bunny è diventato il più visto di sempre. Visibilità non tanto dell’artista ma della sua Porto Rico. Una performance tutto tranne che divisiva.
Trump pare offeso dall’esibizione, che commenta cosi: “Lo spettacolo è una vera schifezza, uno dei peggiori di SEMPRE! Non ho alcun senso, è un affronto alla grandezza dell’America e non rappresenta i nostri standard di successo ed eccellenza… Nessuno capisce una parola di quello che dice questo tizio, il ballo è disgustoso, specialmente per i bambini piccoli. Questo solo uno schiaffo in faccia al nostro paese”.
Segue il video integrale dell’esibizione di Bad Bunny al Superbowl 2026:



