Siamo giunti alla conclusione della 67esima edizione del Festival di Sanremo. Dopo anni di rivoluzioni generazionali, il palco dell’Ariston ha ospitato un Festival meno euforico e più consapevole. La musica è tornata a occupare il centro della scena.
Se, negli ultimi tempi, il rap e l’urban avevano dominato le classifiche, quest’anno abbiamo assistito ad un ritorno della canzone d’autore, con testi più introspettivi e arrangiamenti curati. Con un equilibrio più stabile tra artisti affermati e volti giovani.
Sul fronte televisivo, gli ascolti sono rimasti alti, ma senza i picchi clamorosi delle edizioni precedenti. Segno che il Festival resta un “rito collettivo” del nostro paese. Quella ritenuta da molti un edizione noiosa, avrà forse portato i dirigenti RAI ad affidare la conduzione per il prossimo anno a Stefano de Martino.
Il podio finale del Festival di Sanremo 2026 vede vincitore Sal Da Vinci, mentre al secondo e terzo posto troviamo due giovani artisti: Sayf, la vera sorpresa di questo Festival, e Ditonellapiaga, con la sua ironia e ritmi pop.
Il Premio della Critica Mia Martini va a Fulminacci. Il Premio Lucio Dalla va a Serena Brancale. Il Premio al Miglior testo va a Masini e Fedez. Mentre, il Premio per la migliore composizione musicale va a Ditonellapiaga.
Per quanto mi riguarda, la scoperta più degna di nota di questo Festival è stato Mazzariello. Cantautore campano, classe 2001, esibitosi sul palco dell’Ariston con il brano “Manifestazione d’amore”. Vincitore della decima edizione del Premio Enzo Jannacci, consegnato alle nuove proposte. Mazzariello ha conquistato la giuria, che lo ha definito un “artista gentile, inconsueto e sincero… ha saputo coniugare, in maniera originale, la ricerca musicale… a una storia d’amore legata a immagini del tessuto sociale“.


