Egregio Mr Chivu in questa settimana gliene stanno veramente dicendo di ogni, comprendo bene che trovandosì lassù invischiato nel gorgo competitivo, debba da contratto mostrare un fisico bestiale per resistere a certi urti della vita (sportiva ovviamente) e capisco quindi il suo stato d’animo.
Perciò non è assolutamente mia intenzione arricchire l’elenco dei franchi tiratori che sparano sulla croce rossa, anche se a dire il vero, mi pare che, anziché schivarli, Lei gli spari se li vada cercando. Come Le è venuto in mente di mettere a confronto la (vergognosa si può dire?) simulazione del suo difensore, con la mano di D10S del mundial 1986? Quel gol di Maradona, da Lei spudoratamente assunto a paragone e citato prima della sfida Champions col Bodo Glimt, se lo ricorda? E da quanto tempo non lo vede? Non sarebbe stato magari il caso di rivederlo per rinfrescarsi gli occhi e la memoria prima di citarlo con tanta disinvoltura? Siccome temo che Lei non l’abbia rivisto o se lo sia forse addirittura scordato, mi permetta senza presunzione di raccontarglielo. Quel gol è’ divenuto un simbolo perché ha trasformato un’irregolarità sportiva in un mito collettivo. Non lo si può ridurre a gesto tecnico perché è un atto di ribellione, quella mano non colpì solo un pallone ma l’orgoglio di un popolo intero, regalando a tutta una Nazione la sensazione che, per una volta, la furbizia potesse riscrivere la storia. Anche il VAR se fosse stato presente all’epoca non avrebbe rilevato quel tocco di mano, perché una forza invisibile, magica, proteggeva quel pallone per permettere al destino di compiersi. Quel gol è sacro, Diego piccolo di statura, saltò con la fede di chi sfida la gravità, avendo davanti a lui Peter Shilton il portiere avversario, più alto di almeno una 20na di cm; Diego arrivò dove non poteva morfologicamente arrivare. Quel gol non fu affatto una scorrettezza ma il primo atto di una favola epica che avrebbe toccato l’apice appena quattro minuti dopo. Il 55esimo del secondo tempo di quel memorabile quarto di finale allo stadio Azteca, fu l’istante in cui D10S decise che le regole umane non erano abbastanza per contenere la sua voglia di vittoria. Poco meno di 60 metri con la palla inchiodata al piede sinistro (ça va sans dire!), 44 passi in meno di 14 secondi, un numero di tocchi di palla che sfugge ad una esatta valutazione numerica, sei avversari dribblati come si scarta un cioccolatino gustoso che non vedi l’ora di assaporare, consegnarono alla storia quello che è stato definito il gol del secolo che diede senso a tutto! Appena 4 minuti prima Dio aveva prestato a Diego la mano solo perchè voleva vederlo danzare coi piedi. Lo stesso Diego ebbe a dire poco dopo ”È stato un po’ con la testa di Maradona e un po’ con la mano di Dio”, già anche con la testa, quella che più spesso andrebbe usata prima di parlare (e dico in generale Mr. Chivu). Cosa possa esserci mai di simbolico, epico, magico, ribelle, divino, nella simulazione del suo difensore di cui tanto ancora si discute, da mertitarsi l’accostamento con Maradona, faccio davvero fatica a capirlo. Voglio credere che il paragone contenuto nella Sua citazione, Lei l’abbia fatto soprapensiero, distrattamente, senza secondi fini o sibillini propositi. E’ già stato da più parti definito (magari eccessivamente) un finto prete, un falso moralista, triste sarebbe se passasse pure per uno che parla a caso.



