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Le proteste dei giovani colpiscono l’Europa: blocchi nei licei e manifestazioni

Gli studenti tornano in strada, ma questa volta in tutta Europa. In Italia gli studenti occupano gli istituti e protestano in piazza. In Francia bloccano le scuole da settimane. In Albania chiedono le dimissioni del governo. In Spagna si dorme in tenda nelle piazze contro il caro affitti. Lo stesso accade in Austria, Belgio, Germania, Grecia, Irlanda e Serbia.

Tutte queste proteste europee sono mosse da motivazioni diverse, ma il filo conduttore resta lo stesso: i giovani non vogliono più subire le conseguenze di scelte politiche che compromettono il loro futuro.

Guardando alle principali proteste nei singoli paesi:

• In Albania le proteste sono iniziate lo scorso maggio contro il progetto del resort di lusso da 1,4 miliardi di dollari legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump, nell’area protetta di Zvërnec. Ma nel tempo la rabbia è cresciuta.

Da oltre 138 giorni, migliaia di persone scendono in piazza per contestano la corruzione del governo. Gli studenti protestano per strutture scolastiche inadeguate, per i costi troppo alti dell’istruzione e per la mancanza di opportunità di lavoro. Chiedono al governo aiuti economici e maggiori investimenti nell’istruzione.

Negli ultimi giorni le manifestazioni sono diventate molto tese con scontri con la polizia e richieste di dimissioni del primo ministro Edi Rama. Durante le proteste, i dimostranti hanno appiccato il fuoco a una parte dell’edificio del Ministero dell’Istruzione, mentre sono stati attaccati anche la sede del Primo Ministro Edi Rama, il Ministero delle Finanze e quello degli Affari Interni. L’unica risposta del governo è stata che Eri Rama non si dimetterà e hanno invitato i dimostranti alla “calma, all’autocontrollo e alla maturità”.

• In Francia gli studenti protestano da quasi un mese contro le classi sovraffollate, carenza di insegnanti e scuole in pessime condizioni. Per riprendere il normale svolgimento delle lezioni si era passati in bad, ma negli ultimi giorni il blocco si è spostato anche online per boicottare il ritorno alla normalità e farsi ascoltare.

Agli studenti, nella giornata di sabato 17 ottobre, si sono ufficialmente uniti i sindacati, attivisti e i Gilet gialli, riuniti per protestare contro l’aumento del costo della vita, il caro carburanti e il peggioramento dei servizi pubblici.

• In Spagna la protesta contro il caro affitti è esplosa dopo che una donna di 87 anni è stata sfrattata. Nelle città sono comparsi veri e propri accampamenti per chiedere affitti più accessibili e maggiori tutele per ci vive in affitto.

•In Italia gli universitari sono tornati a dormire in tenda nelle Università e davanti al Parlamento per protestare contro il costo della vita universitaria e le difficolta di accesso alle borse di studio.

Gli studenti delle superiori protestano da una settimana, occupando gli istituti, scendendo in piazza e organizzando manifestazioni fuori le scuole. Gli studenti chiedono investimenti nella scuola pubblica (dopo i vari tagli del Governo Meloni), denunciano le infrastrutture inadeguate, il caro-vita, i prezzi dei libri e i solidi pubblici spesi in guerra. Nelle scuole di Napoli a tutti questi motivi si aggiunge il progetto del CPR a Castelvolturno.

Nel nostro paese, alle proteste scolastiche si aggiungono quelle degli autotrasportatori, degli agricoltori, dell’Ilva di Taranto e da oggi dei tassisti e fornai.

Un paese che si blocca e si mobilita sotto l’attento occhio di un governo autoritario che se ne beffa e di giornali di stato che non trasmettono minimamente queste notizie.

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