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Un calcio al pallone?

Lo scorso giovedì scorso 21 dicembre, la corte di Giustizia Europea, ha accolto il ricorso presentato dalla Superlega ed ha stabilito che il ruolo di UEFA e FIFA, chiamate in causa, configura un abuso di posizione dominante.

La sentenza è destinata a fare letteralmente la storia perché scardina le fondamenta dei principi e delle regole che hanno finora governato il mondo pallonaro, ma procediamo per gradi.

Nella ricostruzione dei fatti, così come riportati nella sentenza richiamata, si apprende che “…. un gruppo di 12 club calcistici europei, agendo attraverso la società spagnola European Superleague Company, desiderava creare un nuovo progetto di competizione calcistica: la Super League. FIFA e UEFA si opposero al progetto, minacciando di imporre sanzioni a club e giocatori che avessero deciso di partecipare. La European Superleague Company presentò un’azione legale contro FIFA e UEFA davanti al Tribunale Commerciale di Madrid (Spagna), sostenendo che le loro regole sull’approvazione delle competizioni e lo sfruttamento dei diritti mediatici fossero contrarie al diritto dell’UE. Avendo dei dubbi sulla questione, tra l’altro, del fatto che FIFA e UEFA detengono un monopolio su quel mercato, il tribunale spagnolo ha posto delle domande alla Corte di Giustizia”.

E la Corte di Giustizia Europea, nella sentenza emessa per l’appunto giovedì 21 u.s., accogliendo il ricorso della Superlega, ha effettivamente ritenuto che UEFA E FIFA detengono un monopolio nel mercato del calcio. Appare chiaro allora cosa sia un abuso di posizione dominante, che è il presupposto sottostante il ricorso (suggerisco a chi volesse, di andarsi a leggere l’art. 3 della legge n° 287 del 1990 che ne disciplina la fattispecie).

In ultima sintesi, quando un’entità che detiene quote elevate in un determinato mercato, riesce a condizionarne gli effetti ed i meccanismi, ivi incluse le condizioni di chi in quel mercato vi opera, distorce la concorrenza e commette un abuso di posizione dominante (creando perciò un monopolio). Si badi bene (leggendo la norma alla quale ho rimandato, ciò appare abbastanza chiaro), non è vietata la posizione dominante in sé, ma il relativo abuso, che si concretizza quando un’impresa, un’entità, sfrutta il proprio potere, impedendo, in questo caso a nuovi concorrenti (la Superlega), di entrare sul mercato, causando conseguentemente, un danno ai consumatori. In maniera al quanto ambigua, a discapito di una inequivocabile chiarezza, la sentenza della Corte di Giustizia Europea afferma: “…. ciò non significa che una competizione come il progetto della Super League debba necessariamente essere approvato.

La Corte, avendo ricevuto domande in generale sulle regole di FIFA e UEFA, non si pronuncia su quel progetto specifico nella sua sentenza ….. la Corte osserva che le regole di FIFA e UEFA relative allo sfruttamento dei diritti mediatici sono dannose per i club calcistici europei, tutte le aziende che operano nei mercati dei media e, in ultima analisi, i consumatori e gli spettatori televisivi, impedendo loro di godere di nuove e potenzialmente innovative o interessanti competizioni.

Tuttavia, spetta al Tribunale Commerciale di Madrid verificare se di tali regole possano comunque beneficiare diversi portatori di interessi nel calcio, ad esempio, garantendo una ridistribuzione solidale dei profitti generati da tali diritti”.

Tutto ciò sta a significare in estrema sintesi due cose: 1) la Superlega è legittima, come in sostanza lo sarebbe qualsiasi altro soggetto che volesse contattare squadre di calcio per organizzare una lega parallela a UEFA o FIFA, senza che i Club aderenti che decidessero di farne parte, possano per questo incorrere in sanzioni; 2) questa sentenza, come molte altre evidentemente, anche in ambito non sportivo, determina un principio, ma non stabilisce né se, né come, né quando ci sarà la Superlega, né come funzionerà.

Questo dipenderà fondamentalmente, se non unicamente, dal modello di business e dal fattore economico ossia da quanti investimenti, da quanto danaro (in termini di sponsorizzazioni, diritti, copyright etc…) riesca ad attrarre il progetto e da come gli introiti verrebbero poi ripartiti tra i Club aderenti.

E’ noto a tutti che il “pallone è bucato”, gli introiti non coprono i debiti, con metodi più o meno fantasiosi per nascondere costi o pompare ricavi e con società, anche blasonate, i cui bilanci potrebbero essere la sceneggiatura della riedizione di “Profondo Rosso”. Sarà la moneta a “rifinire” il principio espresso nella sentenza, con la prospettiva verosimile che i Club ricchi continueranno ad essere tali, ad aumentare il loro prestigio, la loro reputazione e con la chance di poterlo essere ancora di più, mentre quelli che annaspano e che ricchi non sono, faranno più fatica ad emergere e ad affermarsi; è presto per dirlo, staremo a vedere.

E comunque la superlega in ambito sportivo non è una novità assoluta, nel Basket ad esempio è già presente. Il calcio quindi potrebbe “fare in fretta un altro inventario, smontare la baracca e via, cambiare indirizzo e itinerario”. Sono i versi di “Mi Vendo”, brano di Renato Zero del 1977, che mi sembra si adattino alla storia della Superlega. Continua il brano “Voglio allargare il giro dei clienti miei Io vendo desideri e speranze in confezione spray. …. Incredibile, se vuoi seguimi e non ti pentirai, sono io la chiave dei tuoi problemi guarisco i tuoi mali, vedrai.”

Riuscirà la Superlega, ammesso che effettivamente veda la luce, a guarire i mali del sistema, pardonne, del mercato calcio? Ah saperlo!!

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