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Il fattore C

Errare è umano, perseverare è diabolico, ostinarsi è da incompetenti. I risultati tutt’altro che lusinghieri del Napoli Calcio, sono la conseguenza dell’inesperienza, della superficialità, dell’impreparazione ad affrontare gli eventi che un fattore nuovo, imprevisto e sacrosanto, la vittoria dello scudetto, aveva inequivocabilmente posto all’attenzione.

Quella contingenza e le sue naturali conseguenze sono state ignorate, chi doveva affrontarle con occhi nuovi è rimasto cieco, sordo e solo, mortificando la consapevolezza a vantaggio di una ingiustificata ed incondizionata confidenza in sé stesso.

La competenza fonda sul sapere, sulla capacità di combinare tra loro autonomamente i diversi elementi delle abilità che si possiede, sull’essere assolutamente in grado di orientarsi con maestria in un determinato settore. La competenza è la legittimazione, il riconoscimento, dell’autorità o dell’autorevolezza in un determinato campo. Si diventa competenti se si acquisiscono meriti, è una conquista la competenza, non un regalo. La competenza pare essere divenuta un corpo estraneo alla SSC Napoli, incapace di riappropriarsene, ambigua nel confonderla, nel mischiare la competenza con il tocco magico.

Tutte le Aziende valutano la competenza delle risorse di cui intendono avvalersi, sulla scorta di un Curriculum che è la prima base della selezione. Poi passano se interessate, a considerare il profilo, le attitudini, a fare colloqui per percepire “vizi e virtù” del candidato, la sua capacità di inserirsi nel contesto lavorativo, l’apporto e la natura del valore che è in grado di conferire al gruppo. Una persona competente non si limita a riconoscere il talento, sa come utilizzarlo, come “lavorarci”, sa se, come e quando trattenerlo.

Nella SSC Napoli la selezione e la valutazione dei professionisti collaboratori segue i criteri di un estenuante e talvolta improvvisato, sparagnino e speculativo casting cinematografico, avallato da un modello imprenditoriale desueto, obsoleto. Le Aziende pongono nei posti strategici i cosiddetti key managers, professionisti preparati e referenziati. La fase di scouting e selezione è affidata ad un ufficio specifico e manco a dirlo competente.

Una volta, tanti anni fa quando ho iniziato a lavorare, si chiamava Ufficio del Personale, nel tempo si è evoluto, si è adeguato al cambiamento arricchendosi di nuove ed appropriate funzioni al passo col contesto socio economico; oggi vi lavora chi sa di psicologia, sociologia, economia, di temi giuslavoristici, di statistica, esperti in dinamiche di gruppo. L’Ufficio del Personale è divenuto Risorse Umane, non si occupa (quasi) più di buste paga ma di rendere profittevole quella ricchezza che nessuna borsa valori è in grado di quotare, il capitale umano per l’appunto.

Tutto questo pare abissalmente lontano dal modus operandi ed organizzativo della SSC Napoli. In caso contrario, Il più competente dei Mister, il Dott. Carlo Ancelotti, non sarebbe stato trattato come un pivello imberbe ed esonerato, malumore ed ammutinamento non sarebbero sorti o se lo fossero, sarebbero stati gestiti con la dovuta professionalità, senza gli stracci a volare, il rinnovo di Osimhen e quello mancato di Zielinski non sarebbero un caso, come d’altronde lo è ogni rinnovo contrattuale.

Chi è competente sa come motivare un gruppo, sa come incitarlo, non sale e scende continuamente dallo spogliatoio. Nello spogliatoio ci va chi è riconosciuto leader autorevole più che autorità, ci si va se si sa coinvolgere, se si possiedono le doti comunicative, persuasive, empatiche di Al Pacino nei panni di Tony D’Amato in “Ogni maledetta domenica”, se no si fa danno.

Dopo la partita col Genova, il presagio dell’addio al piazzamento Champions lascia spazio a una mezza certezza aggravata dall’angoscia di restare del tutto fuori dall’Europa, confinati ad libitum nella più cupa mediocrità. L’alba non appare solo lontana ma remotissima.

Ci pensa il basket con la GE.VI. a darci soddisfazione vincendo la Coppa Italia contro l’Olimpia Milano. Sei anni fa erano in serie B, dal sito internet sociale si apprende che il progetto sportivo GE.VI. ambisce a collocare la squadra della città di Napoli nel basket di vertice, promuovendo attraverso lo sport momenti di trasformazione e coesione sociale nel territorio, con la massima attenzione sia alla competitività della prima squadra che alla crescita delle giovanili.

Anche questo (trasformazione e coesione sociale nel territorio, attenzione alla competitività e alla crescita dei giovani) mi sembra sideralmente lontano dalla SSC Napoli.

Errare è umano, perseverare è diabolico, ostinarsi è da incompetenti, ma sapersi ravvedere e correre ai ripari è da saggi! Forza Napoli Sempre!!

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