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Chi fermerà la musica

Pochi giorni or sono la Commissione Europea ha inflitto alla Apple una multa record da oltre 1,8 miliardi di euro, per violazioni alle regole sulla concorrenza con i servizi di streaming musicale.

La notizia di quella che è una delle sanzioni più alte mai comminate, ha avuto vastissima eco non solo per la consistenza economica ma anche per la fattispecie in sé e per l’importanza delle parti coinvolte. Secondo l’Antitrust europeo, la Mela col Morso ha abusato della sua posizione dominante sul mercato della distribuzione di app di streaming musicale agli utenti iPhone e iPad (“utenti iOS”) attraverso il suo App Store.

In particolare la Commissione ha riscontrato che Apple applicava restrizioni agli sviluppatori di app, impedendo loro di informare gli utenti iOS sui servizi di abbonamento musicale alternativi e più economici, disponibili al di fuori dell’app. Margrethe Vestager, vice presidente della Commissione Europea, in una conferenza stampa ha dichiarato che: “Per un decennio, Apple ha abusato della sua posizione dominante nel mercato della distribuzione di app di streaming musicale attraverso l’App Store. Lo ha fatto impedendo agli sviluppatori di informare i consumatori sui servizi musicali alternativi e più economici disponibili al di fuori dell’ecosistema Apple. Questo è illegale. secondo le norme antitrust dell’Ue, quindi oggi abbiamo multato Apple per oltre 1,8 miliardi di euro”.

L’inchiesta a carico dell’Azienda di Cupertino è partita da una denuncia presentata da Spotify nel 2019. Piattaforma leader a livello mondiale nel business dello streaming musicale, Spotify si è quotata in borsa a Wall Street nel 2018 (appena un anno prima della denuncia presentata contro Apple), generando subito un serio interesse da parte degli investitori. A quell’epoca, Apple già popolava il business dello streaming musicale avendo lanciato qualche anno indietro “Apple Music”, discendente di ciò che ancor prima era il servizio iTunes. Per la Commissione Europea, Apple in quel periodo ha iniziato la pratica di attività che puntavano ad orientare i possessori di iPhone ed iPad verso la propria piattaforma streaming (App Store) a tutto discapito della concorrenza. L’ammontare della sanzione è, come dichiarato sempre dalla Vestager “un importo forfetario pari allo 0,5% dei ricavi globali di Apple, determinato come deterrenza per il gruppo.”

La sanzione esatta annunciata è di 1,84 miliardi di Euro, dei quali 1,8 miliardi a scopo deterrente e 40 milioni legati direttamente alle violazioni contestate. Oltre alla sanzione pecuniaria ad Apple è stato anche ordinato di rimuovere tutto quanto ostacoli Spotify ai servizi di streaming musicale e di mostrare agli utenti altre opzioni di pagamento al di fuori dell’App Store.

La Mela Morsicata, il cui titolo azionario come prevedibile ha subito una lieve flessione in seguito alla multa, ha annunciato ovviamente ricorso avverso la disposizione della Commissione Europea, sostenendo tramite il suo CEO Tim Cook che “la decisione è stata presa nonostante l’incapacità della Commissione di scoprire prove credibili di danni ai consumatori”. Inoltre l’Antitrust europeo, sempre secondo Apple, “ignora la realtà di un mercato fiorente, competitivo ed in rapida crescita.”

A sostegno del proprio ricorso l’Azienda di Cupertino ha evidenziato inoltre che Spotify ha la più grande app di streaming musicale al mondo e non paga nulla ad Apple, alla quale “deve gran parte del suo successo, per i servizi che hanno contribuito a renderla uno dei marchi più riconoscibili al mondo”. Ogni notizia ha sì una cronaca, in questo caso quella appena riportata, ma ha spesso anche una propria narrazione che sovente “svela” realtà, o considerazioni talvolta solo immaginifiche, da andare di volta in volta a scoprire (“svela” va qui inteso nella sua accezione primaria di “togliere il velo” più che, o prima di “rendere manifesto”). La narrazione ci dice che nel 2019, epoca in cui Spotify ha presentato la propria istanza all’Antitrust europeo, la musica aveva già smesso di essere considerata un bene (il long playng, poi divenuto compact disc o la musicassetta che si compravano al negozio) ed era diventata a tutti gli effetti un servizio (l’ascolto in streaming), con la conseguente rivoluzione del mercato musicale diventato oramai digitale.

Non ci sarebbe da meravigliarsi se il rovesciamento delle dinamiche del business musicale, avesse avuto origine proprio a Napoli. Tra i primi in assoluto (si ipotizza), che avevano a modo loro “annusato” ed anche sperimentato gli effetti della rivoluzione su larga scala del mercato musicale, si annoverano i napoletanissimi fratelli Frattasio ai quali è ispirato il godibilissimo film del 2023 “Mixed by Erry” (per chi volesse https://www.passnews.it/2024/01/29/mixer-by-technology/). “Chi fermerà la musica” è un brano dei mitici Pooh del 1981. La musica nel brano assume il senso metaforico di una vita gioiosa, intensa. Solo chi saprà volare sopra le frontiere, “mangiarsi la vita vivo”, “andare in amore spesso”, “cambiare pelle e stelle”, allargare i propri orizzonti, riuscirà a vivere appieno e perciò non fermerà la musica! La musica è essenza, è arte, la canzone citata (ma ce n’è anche un’altra emblematica e bellissima di Pino Daniele, “Musica Musica”) la eleva sì allegoricamente a vita ma anche a strumento per affrontare le sfide; il mercato e le aziende che lo popolano ne rappresentano solo il copyright, il diritto di sfruttamento per così dire.

Riuscirà mai il mercato a fermare “la vita”, l’arte? Potrà mai una multa, per quanto salatissima, imposta da una spettabile Autorità ad una delle aziende più solide e conosciute al mondo, fermare la musica? A sciogliere il quesito, corrono in aiuto i fratelli Frattasio (ancora loro). Il mercato può subire evoluzioni, stravolgimenti, accelerazioni o frenate, ma “la musica non la puoi fermare!” diceva il protagonista Erry a un certo punto del film citato, rispondendo così involontariamente al quesito “Chi fermerà la musica”, prima che fosse posto (i fatti narrati in “Mixed by Erry sono antecedenti o contemporanei all’uscita del disco dei Pooh).

La Commissione europea è un’Autorità, Apple è un gigante e Spotify è leader del mercato ma si sa che Napoli è avanti e la musica napoletana è patrimonio universale.

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