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I sogni son desideri

Il partitone del turno di andata di Champions dell’altra sera tra il Real Madrid ed il City, ha solleticato desideri immaginifici sui quali la solita chat, lontana da un pezzo dalla ribalta di questo sito ma non per questo avulsa dal proprio usuale pariamiento, ha sfogato la propria pindarica fantasia.

“Ma lo stadio lo avete visto?” esordisce Eduardo, “secondo me lo hanno progettato i marziani”, ed invia alla chat un filmato strabiliante che illustra le tecniche di costruzione, le peculiarità uniche e le caratteristiche multifunzionali del nuovo Santiago Bernabeu. “Eduà nemmanco i marziani”, gli fa eco Giggino, “questa è robba di un altro sistema solare proprio!”. Si aggiunge Fratemo fratemo: “In 20 anni di gestione aureliana sono almeno 18 che sento parlare di stadio. Na votà ‘o vò fa a Melito, n’ata vota a Acerra, po’ a Caserta, mò a Bagnoli. Ha reclamato il Maradona per anni, mò che lo potrebbe avere, non lo vuole più, … forse a gratis chissà!? Ma ha da fa nu stadio o ha da fravecà una metropoli nel deserto?”

Stadio a parte, la partita giocata dal Real Madrid e dal Manchester City è spartito che non tutti possono eseguire, musica che oggettivamente solo pochissimi orchestrali sono in grado di suonare e quei musici non stanno nella Serie A nostrana.

Al netto di qualche svarione difensivo, la partita sembrava il racconto di una favola magica, il campionato nostro al confronto pare più roba da Cenerentola (con tutto il rispetto, si intende) che da Harry Potter.

La sensazione è che le squadre di casa nostra quando giocano, applicano un modulo, si impegnano ad attuare un sistema, Real e City l’altra sera davano invece l’impressione di dover portare a termine un lavoro in modo profittevole.

Non poteva mancare il commento de ‘O ‘Ngegnere, persona “Amabile”, pungente e sagace che si intromette e fa: “Tatò ma la cosa triste sai qual è? Nel 2025 il Napoli deve lasciare Castelvolturno (e anche qui nessuno che chieda perché?). Se la SSC Napoli anziché straparlare, avesse acquisito i suoli e partisse oggi con l’incarico di progettazione, un centro sportivo, i campi, la foresteria, le palestre, la piscina, l’area ristoro, quella medica ecc., tra progetto, autorizzazioni e lavori, ci vorrebbero tre anni senza intoppi.

Considerando che i suoli il Napoli non ce li ha, la domanda che i megafoni sfiatati dovrebbero fare al Presidente è: “perdoni Don Aurelio, per i prossimi 5 anni, il Napoli dove cavolo (cavolo è un surrogato dell’effettivo vocabolo utilizzato che per ovvie ragioni qui non si riporta) si allenerà visto che il Campo Paradiso se lo è preso Cannavaro e che anche il Simpatia è occupato?

” Si lancia poi ‘O ‘Ngegnere in un’analisi da supporter puro: “Guagliù lassamme perdere o Real!! Il Napoli non è e non sarà mai il Real Madrid non fosse altro che per storia e tradizione. Potevamo però essere il City che a Manchester, erano i fratelli poveri dello United fino all’arrivo dello sceicco.

Questa è l’ambizione di un tifoso! Vedere la sua squadra crescere, progredire, arrivare al vertice, lottare con tutti alla pari, anche con i fortissimi. Il tifoso sogna per definizione, sennò che tifoso è? Ai “tifosi” che parlano dei conti in ordine hanno tolto la gioia di sognare, andare allo stadio o far quadrare le bollette da pagare a casa che differenza fa?

Il tifoso DEVE ambire, sognare e deve poter credere che i sogni si possono avverare! Il presidente Ingegnere sognava, andò a prendere il più grande di sempre perché credeva nel sogno. Si mobilitò una città intera, una Banca, una classe politica, furono presentate (in Lega) carte che si credevano ci stessero e invece erano solo busta vacanta!!

Una magica alchimia quel sogno l’ha tramutato in realtà e l’avimme visto, no sunnato!! Oggi il tifoso del Napoli neanche sogna di vedere Messi con la maglia azzurra perché “non ce lo possiamo permettere”. Il sogno, l’ambizione, non la vittoria a tutti i costi sono forza motrice. L’enorme catastrofe dell’attuale Presidente, del suo coro di aficionados e di tutti quelli che hanno ridotto il calcio alla “soddisfazione” di avere i conti in ordine, sta nell’aver distrutto il sogno, di aver mortificato l’ambizione!

Io voglio vedere Bellingham, Mbappè e gli altri con la maglia del Napoli, voglio vedere il Napoli competere a livelli sì aurei e giocare in una partita come quella di martedì sera e, se non è possibile nella realtà, fatemelo almeno sognare, senza prendermi per i fondelli (anche “per i fondelli” vale la stessa premessa di “cavolo”)!” Chapeau a ‘O ‘Ngegnere, con tanto di corale standing ovation lato chat!!

Senza voler minimamente alimentare sterili dietrologie o rigurgiti nostalgici che non portano da nessuna parte, se qualcuno sostenesse che per prendere il più grande di sempre, il presidente Ingegnere ha fatto fallire il Napoli, sappia che è male informato.

Il sogno e l’accostamento evocato prima alle favole della partita in questione, fa da sponda ai versi della fiaba di Cenerentola:
I sogni son desideri
Di felicità
Nel sonno non hai pensieri
Ti esprimi con sincerità
Se hai fede chissà che un giorno
La sorte non ti arriderà
Tu sogna e spera fermamente
Dimentica il presente
E il sogno realtà diverrà.

Alla fine Cenerentola sposa il principe, a riprova che ciò che inizia male, può essere presagio per un miglioramento effettivo e sostanziale in futuro, è esattamente quello che si auspica. Forza Napoli Sempre!

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