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Cosa sta succedendo in Groenlandia? Trump mira al territorio europeo con dazi e minacce

Periodo di grandi tensioni per il panorama globale.

Tutto é iniziato dalla campagna del Presidente Trump che- dopo aver bombardato il Venezuela e sequestrato il suo Presidente- è intenzionato ad annettere, conquistare e/o comprare la Groenlandia, territorio danese autonomo, situato tra l’oceano Atlantico del Nord e l’oceano Artico. L’isola, oltre ad essere ricca di minerali e petrolio, gode di una posizione strategica, sia militare che per il controllo delle nuove rotte commerciali nell’Artico. Trump comunica che, il suo paese, ha bisogno di quel territorio per questioni di sicurezza nazionale e non esclude di invaderlo militarmente– stesse motivazioni per le quali Putin invase l’Ucraina.

Nonostante la Groenlandia abbia ribadito, svariate volte nel corso degli anni, di non voler far parte degli USA, la Danimarca ha cercato di placare le mire espansionistiche di Trump, offrendogli il rafforzamento della presenza militare statunitense sulla isola. Accordo che non sembra interessare.

La continua minaccia dell’Amministrazione Trump di inglobare l’isola europea, ha portato 8 paesi dell’UE a mandare truppe per un esercitazione nel territorio europeo di Groenlandia, mettendo in chiaro “Ci impegniamo a rafforzare la sicurezza dell’Artico, come interesse transatlantico condiviso. L’esercitazione condotta degli alleati risponde a queste esigenze e non rappresenta una minaccia per nessuno” .

L’esercitazione militare in Groenlandia, non è altro che una prassi diffusa quando una potenza minaccia l’annessione. Tra i paesi europei convolvi non figura l’Italia che, ancora una volta, sembra discostarsi dalle politiche europee, per schierarsi con Trump. Sempre più evidente la rottura del fronte unito europeo, che sembra solo più debole.

Gli Stati Uniti, hanno interpretato l’esercitazione come preparazione a un possibile attacco, imponendo nuovi dazi contro i partecipanti. La particolarità di questi dazi è che “resteranno in vigore fino al raggiungimento di un accordo per l’acquisto completo e totale della Groenlandia”.

Macron ha proposto di attivare il cosiddetto bazooka, procedura mai utilizzata prima. Il Bazooka è uno strumento contro la coercizione di cui dispone l’Unione Europea, pensato per le situazioni di emergenza in cui, un paese esterno, applichi misure economiche con l’obiettivo di influenzare le decisioni politiche di uno Stato membro.

Questo potente strumento consentirebbe, alla Commissione Europea, di adottare una serie di contromisure economiche, per mettere fine alla pressione esercitata dagli Stati Uniti.

Attivarlo però non è semplice. E’ necessario il voto favorevole di almeno 15 paesi membri su 27, che rappresentino almeno il 65% della popolazione europea.

L’Italia è uno dei paesi con più peso, ma anche quello più cauto quando si tratta di prendere le distanze da ciò che commette Trump. Non è quindi scontato che l’Europa metta in atto strategie per difendersi.

Ancora una volta la politica di Trump risulta essere basata sull’elemento della coercizione.

A menti attente, potrebbe quasi sembrare che le pretese del Presidente Trump siano una matematica e prevedibilissima conseguenza del comportamento dell’UE– dopo anni passati a non curarsi delle mire espansionistiche del Presidente statunitense.

E’ elementare che, se si concede ad un soggetto il nullaosta, per dominare Gaza o per bombardare il paese sovrano del Venezuela e arrestarne il Presidente, un giorno venga a bussare anche alla nostra porta… d’altronde come dicono in America “non si contratta con i terroristi”. Ora non resta che raccoglierne i frutti.

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