Il fatto che mercoledì scorso abbia incontrato Massimiliano Allegri in una nota pizzeria di Pozzuoli e di istinto gli abbia detto: “cavolo mister mi sembra un ragazzino”, non c’entra nulla con l’opinione che ho dell’allenatore toscano. Il mio commento non aveva nulla di giudizio calcistico ed io stesso mi sono sorpreso di averlo fatto. Nemmeno il fatto che mi abbia risposto con una mezza pacca sulla spalla e un sorriso: “ah, sembro” con tanto di sottotitolo “ma non lo sono” e che lo abbia trovato gradevole in quella manciata di secondi (troppo pochi, ammetto). Il fugace incontro però mi ha stuzzicato un poco di elucubrazioni sui primi mesi dell’allenatore toscano a Napoli. Non ho mai registrato tanti sorrisi compiaciuti e commenti così soddisfatti come in occasione delle sconfitte di Max. L’inizio di campionato non esaltante degli azzurri ha fatto stappare più tappi di bottiglia che in una notte di capodanno e non solo in città. Un famoso filosofo francese diceva che i preconcetti sono necessari e a volte indispensabili ma bisogna saperli abbandonare quando non hanno più ragione di esserci; mi sembra invece che stiano rodendo come tarli il futuro di Allegri al club di ADL, dopo solo quattro partite ufficiali. Il calcio si sa, è materia fluida, oggi campione, domani…no e ogni volta ci sorprendiamo di quello che ci riserva ma per il bene del futuro prossimo del team azzurro almeno i tifosi devono provare a fare quadrato con proprietà, squadra e conduzione tecnica. Il passato di un professionista non deve inficiare i giudizi e la lucidità nel formularli. Il Napoli a Firenze è continuato a crescere a dispetto dei voti in pagella e dei pistolotti televisivi. Ai giornalisti però lasciamo fare il proprio lavoro, che prevede condanne impietose alternate ad applausi sperticati. Le loro opinioni dipendono dai risultati, proprio come le carriere degli allenatori.



