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SOSTIENE PEREIRA

Antonino Tabucchi, detto Antonio, è stato un intellettuale e famoso lusista, ossia un divulgatore della lingua e letteratura portoghese, della cui cattedra è stato titolare all’Università di Siena.

E’ stato anche un critico letterario, traduttore e scrittore. Uno dei suoi romanzi più celebri è senza dubbio “Sostiene Pereira”, pubblicato nel 1994 che già in quello stesso anno vinse il premio Campiello ed il premio Viareggio per la narrativa. Dal libro fu poi tratto il film omonimo del 1995, con Marcello Mastroianni nel ruolo del protagonista (Pereira), la regia di Roberto Faenza e la colonna sonora del Maestro Ennio Morricone.

Ambientato nel 1938 a Lisbona, il libro racconta, in estrema sintesi, la storia di Pereira, uomo anziano e abitudinario, figura apparentemente ordinaria se non addirittura banale, anonima, direttore della pagina culturale di un modesto giornale locale, e della sua progressiva presa di posizione contro la dittatura di Antonio Salazar. Il romanzo traccia appunto il percorso attraverso il quale, la repulsione “estetica” nei confronti del regime di Salazar (a Pereira non piacevano “i soldati per le strade, le parate, le feste e tutte quelle cose che le dittature portano con sé”), diventa poi morale.

Sabato scorso antivigilia di Natale, il Napoli prende l’ennesima scotoliata (la seconda settimanale addirittura!!) all’Olimpico contro la Roma. Il “dibattito” conseguitone in chat (che è sempe a stessa, oramai l’aissave sapè https://www.passnews.it/2023/12/19/le-voci-di-dentro-7/) lo sintetizzo qui a seguire. Prima di addentrarmi nella sintesi chattarola immagino vi stiate forse chiedendo: ma che ci azzecca “Sostiene Pereira”, libro o film che sia, con la debacle del Napoli e la chat? Ci azzecca, vedrete che ci azzecca!!

Che le cose per il Napoli nostro potessero mettersi male, lo avevo intuito qualche ora prima della partita quando, sentendoci per gli auguri Natalizi, Eduardo mi passa al telefono suo figlio Jason, ‘o creaturo che è la mascotte della chat. “Ohè Jason a ‘o zio, allora che dici che fa il Napoli stasera” chiedo io, “perde 2 a 0” risponde lapidario Jason, che senza nemmeno farselo ripetere, ripassa repentinamente il telefono a ‘o pate. Sasy è un componente esterno la chat, l’età appena adolescente, non gliene conferisce ancora il ruolo di componente a tutti gli effetti, pur essendo un vero patito del Napoli ed un acuto osservatore (tenendo anche conto della sua età) delle cose di campo. Sasy è figlio di Giggino detto ‘o Pacileo, nipote de ‘o ‘ngegnere (detto anche Pepp) col quale spesso si reca allo stadio, nonché “sopponta” dell’oculista e l’uocchie.

A risultato definito, Pepp ‘o ‘ngegnere esordisce:“Mister, con tutto l’affetto possibile, ma come lo spieghiamo il cambio di Zerbin, nessuna sostituzione sugli ammoniti, Simeone dimenticato, Anguissa titolare… Ostigard è, attualmente (il che è tutto dire), il centrale più forte dei 4; Kvara ha bisogno della panchina come il pane, deve resettare il nervosismo e capire che non si campa di rendita. Il primo cambio in attacco non è Raspadori ma Simeone, abbiamo bisogno come il pane della sua grinta; il nostro 4 3 3 l’ha capito pure il Borgorosso football club; Demme è il cambio per Lobotka soprattutto perché picchia e non si tira indietro (ieri sera doveva entrare dopo 5min); Cajuste vale 10 Anguissa ma non può mai giocare centrale; e ovviamente, chist’anno Anguissa non può giocare neanche in serie B. Resetta Mister, ammesurate a palla!” Fa eco ‘o nepote Sasy, che non condividendo la chat per i riferiti motivi anagrafici, mi scrive : “il Napoli non ha più una difesa come si può ben notare. Tra Frosinone e Roma abbiamo preso 6 gol. Purtroppo non riusciamo a creare più un’azione buona e anche se la creassimo non la riusciamo mai a concretizzare. Per quanto riguarda il centrocampo, Anguissa ancora deve capire che non è al San Carlo ma in un campo di calcio. In attacco abbiamo Kvaratskhelia che a mio parere dovrebbe fare un poco di panchina, così anche per togliersi un pò di pressione. Osimhen abbiamo visto che 170 milioni non ne vale e Politano fa quello che può fare (stupidaggini incluse!). Purtroppo il gruppo dell’anno scorso non c’è più, non c’è più uno spogliatoio e come al solito la società non ne fa una giusta”.

La convergenza di zio e nepote su taluni aspetti è la conferma che buon sangue non mente. Temo ahimè che la panchina servirebbe anche ad altri (Rahamani e Di Lorenzo per intenderci), la cui concentrazione e determinazione latitano parecchio.

Nel mentre si cincischiava sulle 2 gratuite e sciocche espulsioni (che contro il Monza si faranno sentire) e della responsabilità da addurre ai calciatori in campo, Giggino ‘o Pacileo interviene “Ma un pensierino per l’artefice di tutto stu sconquasso o vulimme fa o no?” Ce l’ha con la proprietà, la quale oltre ad aver sfasciato un carillon perfetto, riducendolo ad un meccanismo incastrato e con la cantilena che si inceppa, continua a proporre stereotipi oramai stantii, anzi proprio “seretecci”, come dimostrano le dichiarazioni da ultimo esternate a proposito del rinnovo (più o meno già sfumato) di Piotr, dove in poche righe è riuscita a scomodare perfino il sole, la nebbia i polacchi e la Polonia! Come se non bastasse, a riprova di quel tocco di ridicolo che c’è in ogni tragedia (anche sportiva), il post partita di Roma Napoli si è incredibilmente trasformato nel remake de “L’allenatore nel pallone”, solo che anziché trattarsi di Lino Banfi nei panni di Oronzo Canà, l’allenatore nel pallone stavolta era proprio Mister Mazzarri rimasto appiedato, fuori dal pullman sul quale ha fatto rientro la squadra, e costretto perciò a rientrare a Napoli in taxi (considerata l’ora, treni e aerei non se ne trovavano). NUMERI !!! Nemmeno alla Longobarda sarebbe successo! C’è da dire però che, stando a quanto riportato da autorevoli organi di informazione, così come pure confermato dalla SSCN, Il Mister in realtà non abbia perso il pullman né tanto meno sia stato “dimenticato”, ma avrebbe deciso, d’accordo con la Società, per motivi suoi familiari, di ritornare a Napoli in autonomia.

Il chiarimento tardivo più che postumo, ha dato adito a più di qualche mal pensante, ai quali lo diciamo subito, qui non si vuole affatto dare credito, di interpretare l’accaduto come segue: “caro Mister Mazzarri, la prossima volta impari a dare troppo spago e a perdere tempo soverchio coi giornalisti rompiscatole che per giunta fanno pure domande stupidine, perciò non ci pensare proprio a presentare Nota Spese perché il taxi te lo paghi tutto quanto tu”. Se a Napoli va così, restando in famiglia (visto che Natale è la festa della Famiglia), c’è da dire che a Bari non va meglio.

Il pareggio deludente di sabato scorso in casa col Cosenza, ha di nuovo innescato i soliti cori sugli spalti dei tifosi baresi contro la proprietà: “Qui non è Napoli, questo non è un tuo film, Bari non fa per te, etc … etc… etc…”. Si comprende assai bene il timore, e lo si rispetta profondamente, dei tifosi del Bari di una militanza forever in B, ma proprio per questo sarebbe forse il caso di solidarizzare, per lo meno al Sud, …. o no? Napul’è planetaria, “e a’ sape tutto o’ munno” canta Pino, con assoluto rispetto, senza la benché minima ombra di irritazione, sicuri, amici di Bari, che sia proprio il caso di rimarcare la differenza?

Nel romanzo di Tabucchi citato all’inizio, Pereira fa una scelta di campo, alla fine si schiera! Decide in coscienza di abbandonare l’ambiguità, di risvegliare definitivamente la sua vera natura, per troppo tempo sopita, e di opporsi al sistema (quello di Salazar, come riportato in precedenza). E allora un po’ come Pererira decise di sostenere l’essere opposizione, accomiatandosi (forse chissà, non è del tutto detto) da questo spazio che magnanimamente l’ha ospitata, la chat, ringraziando, sostiene sia il momento a sua volta di schierarsi, non contro o in opposizione a qualcuno, ma unicamente a favore di una libera e non più tanto isolata opinione, in quanto tale ovviamente discutibile. Sostiene la chat che il disastro attuale del Napoli è in gran parte, se non del tutto unicamente, riconducibile alla Proprietà, convintasi immediatamente dopo la conquista del prestigioso scudetto, che fosse stato tutto effettivamente merito suo e che quindi avrebbe potuto replicare senza nemmeno più il copione.

Più che un errore di valutazione, sembra un peccato di presunzione messo in scena da chi ha confuso la grazia del “tocco magico” che prima o poi svanisce e che tal volta accompagna felici intuizioni, con il convincimento di sapere tutto. Sostiene la chat che sia oramai in atto un declino di sistemi, metodi e criteri che appaiono fuori tempo, “seretecce” e fuori contesto. E allora se è vero come è vero che il calcio è oramai a tutti gli effetti un mercato (https://www.passnews.it/2023/12/23/un-calcio-al-pallone/) è allora anche il caso di domandarsi quale effettivamente sia o debba essere il ruolo di chi questo mercato lo anima (anzi ne è l’anima), non solo emotivamente ma anche economicamente, ossia il tifoso.

“Sostiene Pereira” indica quale dovrebbe essere il ruolo nella società dell’intellettuale (Pereira era il direttore della pagina culturale di un modesto giornale locale) e quale lo scopo della letteratura. Fatti ovviamente i dovuti distinguo, in un parallelismo tutto immaginario, mi piace allora pensare che il tifoso possa assurgere o aspirare ad essere “letteratura”, rispettosamente ed educatamente narrante. “Non crede – domandava uno dei personaggi di un altro celebre libro di Tabucchi, Requiem, “che sia proprio questo che deve fare la letteratura, inquietare?”.

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