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Le voci di dentro

Perché Sanremo è Sanremo!

C’è un duplice fronte canzonettaro quanto mai attivo ed inedito che fagocita in questi giorni, praticamente per intero, l’attenzione dello spettatore anche più distratto.

Non si canta solo a Sanremo dove sta per concludersi la 74° edizione del famosissimo Festival, ma pure a Napoli che da sempre è terra di canzoni, dove però a “cantare” di recente non ci si è messo un musico ma un paroliere d’eccezione (o forse a questo punto proprio di professione), il Presidente della SSC Napoli.

Nella seconda ravvicinata conferenza stampa (un profluvio!) di mercoledì scorso a Castel Volturno (la prima si era tenuta sabato 3 febbraio in occasione del pre partita di Napoli Hellas Verona https://www.passnews.it/2024/02/07/le-voci-di-dentro-14/), nel tentativo forse di replicare il successo ottenuto a Sanremo 1997 nella 47° edizione del Festival, il Presidente si è prodigato in “Fiumi di parole” pure lui, come la canzone dei Jalisse che quella edizione vinse. Il testo Jalissiano pare che pitti proprio, manco a farlo a posta, la reazione che alcuni tifosi (di certo il sottoscritto e non solamente del Napoli) e non solo loro, hanno avvertito a margine della conferenza stampa.

Mi aspetto mille scuse Come sempre da te Sei un fiume di parole Dove anneghi anche me Che bravo che sei Ma questo linguaggio da talk show Cosa centra con noi ? Provo l’unico rimedio Che adotto da un po’ La mia testa chiude l’audio La storia la so Sei fatto così …. Fiumi di parole …. “.

Per lunghissimi tratti è parso di sentire sempre la solita musica, un disco “incantato” al quale la puntina rotta dello stereo (per i boomers come me), o il lettore ottico sporco (per i più tecnologici millennials) impediscono di svelare il resto della canzone: già, ma qual è realmente il seguito, il motivo della “canzone”?

Il tifoso, quell’inutile fronzolo rompiscatole, che insoddisfatto della gramezza che la vita gli ha riservato, mantiene sempre lo stramaledetto e irriducibile vizio di pagare il biglietto ed andare allo Stadio, di pagare un abbonamento alla TV, questo se lo chiede, perché non è ancora riuscito a comprenderlo o meglio perché spera che non sia come ha capito. I conti in ordine, gli utili importanti, Spalletti che andava trattenuto come da contratto, Giuntoli juventino e perciò serpe in casa all’insaputa, lo Stadio e la conseguente diatriba col Comune, il Centro Sportivo, appaiono oramai come degli ever green che però oltre a non rinnovare il repertorio, finiscono pure per stancare.

La conoscenza dell’Azienda in ogni singolo dettaglio è stata la variazione sul tema, il giro armonico inedito eseguito a beneficio di chi chiede e continua a domandarsi perché mai tutto questo accentramento su un’unica persona in casa Napoli. La storia dei conti in ordine rievoca quel tormentone spassosissimo dei Trettrè “a me, me pare na str….ta”, che a cavallo degli anni ’80 e ’90 spopolò, divenendo diffusamente gergo ironico di disapprovazione (sui conti in ordine chi volesse può cliccare https://www.passnews.it/2023/12/03/le-voci-di-dentro-5/).

Per appaciare questa situazione, da tifoso, auspicherei che Lega e FIGC istituissero un trofeo ad hoc per il miglior foglio di calcolo della stagione e chiamarlo, per renderlo più appeal anche in Europa, il “paper excell football awards”, con tanto di proiezione a Nyon all’atto della presentazione del calendario Champions. Il Napoli avrebbe serie e concretissime possibilità di vincerlo, plusvalenze osimheniane permettendo. Vogliamo mettere la soddisfazione che provo, come tifoso del Napoli, ad andare in giro testa alta e petto in fuori, senza macchia né peccato, rispetto ad un tifoso dell’Internazionale Milano che avrà sì disputato la finale di Champions l’anno scorso, che riuscirà pure (forse) quest’anno a scucirmi lo scudetto, che gioca di sicuro un bel calcio con una squadra fortissima e divertente, ma che ha debiti ingenti, fidejussioni capestro, perdite e buchi in bilancio? Ma neanche a parlarne! E poi perché mai, sempre da tifoso dico, pensare che gli utili maturati, sicuramente frutto di una brillante gestione, vengano investiti in un progetto sportivo, rinforzare la squadra e le infrastrutture ad esempio? Ah già, ma come tifoso al raggiungimento di quegli utili ci partecipo visto che metto mano alla tasca e contribuisco agli incassi o no? Il Mister Spalletti ci ha visto lunghissimo, è andato via per lo stesso identico motivo per il quale temo (sarei strafelicissimo se fossi smentito), nessun allenatore blasonato, in grado di apportate valore perlomeno tecnico, verrà mai al Napoli. Una presenza ingombrante, l’assenza di assets, di organizzazione, la mancanza di un progetto, scoraggiano chiunque, inutile nasconderlo!

Ho imparato che alla base delle relazioni in genere, perciò anche in quelle professionali, ci sono i rapporti umani, che a Napoli in una forma esplicativa forse un po’ estensiva, ma genuina ed intima individuiamo con “è sapè campà”!! Temo che col Mr Spalletti e chissà se pure col Direttore Giuntoli, sia forse vento meno il saper campare, non si sia saputo recuperare quel rapporto umano di fondo che non è fatto né di conti in ordine, né di utili d’azienda né tantomeno di clausole e postille. Se proprio si voleva che restassero, si poteva forse “umanamente” quel recupero almeno tentarlo, ci sono situazioni che nessuna pec per quanto formalmente corretta, può sistemare.

Per lo stadio ed il centro sportivo servono i soldi, a meno che qualcuno non decida di regalarli, chiacchiere, schizzi, disegni e progetti, sono necessari ma non bastano: un aumento (magari anche cospicuo) di capitale è proprio così blasfemo? Conoscere bene l’Azienda in ogni dettaglio è il must di un imprenditore che si rispetti; avere però la sicumera di potere fare tutto, appare essere più da presuntuosi che da imprenditori. Il sospetto è che la vittoria strameritata dello scudetto abbia forse conferito enfasi e volume ad un ego già carico di suo.

La conferenza stampa ha lasciato strascichi velenosi a Bari dove la piazza è già in fervente subbuglio per via dei risultati sportivi non proprio lusinghieri. Il confinamento a “seconda squadra” proprietaria, alle istituzioni e ai tifosi baresi proprio non è andato giù tanto che il Presidente del Bari, figlio e socio del Presidente nostro ha ravvisato l’esigenza di dissociarsi pubblicamente dalle parole paterne. Per un attimo l’ “io mi dissocio” sul fronte Bari, mi ha stordito, lasciandomi attonito come quando ascoltai per la prima volta i versi recitati dai Salici Piangenti “N’coppa a n’albero ‘e patane sta cantanno nu merluzzo sotto o cielo blu mare’ passo o tram n’terra ‘a rena e scamazza ‘o callo e trippa …..”. “L’E’tat, c’est moi!” pare abbia voluto riaffermare il Presidente, ma occhio, perché pure Sanremo è Sanremo! E Sanremo quest’anno grazie a Geolier, al quale facciamo un enorme in bocca al lupo, e alla maglia sociale special edition, parla anche un po’ napoletano. Il titolo della canzone è “I p’ me, tu p’ te”, triste sarebbe se si aggiungesse in sottotitolo “e niente pè nisciuno!”

Sempre Forza Napoli!!!

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