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Una carezza un pugno

Ottobre si è portato via l’ora legale, barlumi residui di una luce oramai crepuscolare hanno stabilito lo spostamento un’ora indietro delle lancette dell’orologio. Pure l’almanacco è da aggiornare, Novembre avanza e fornisce al calendario una pagina nuova. Strappo con cura il foglio del mese passato e tra i 30 giorni di Novembre appena appeso sulla parete della cucina, uno solo, l’unico stampato in bianco su sfondo azzurro, reclama ai miei occhi un’ improvvisa, inconsapevole ed intensa attenzione. Fisso quella data per un po’: 3 novembre, Lunedì, anno di grazia 2025, poi gli occhi se ne staccano, solo dopo aver acceso nel frattempo un ricordo che si riaffaccia vivo, vigoroso e appassionato. E allora tutto torna! Ci sono attimi che cambiano la storia, che si esauriscono nell’istante di un respiro trattenuto e ci sono giorni che consegnano quel fiato sospeso, breve ma non più precario, al tempo di una vita. Quello stesso giorno di 40 anni prima, esattamente il 3/11/1985 era una domenica plumbea, fredda e piovosa, sceneggiatura perfetta per dare voce ai versi “E’ vierno, chiove, chiove ‘a ‘na semmana e ‘st’acqua assaje cchiù triste mme mantene”, del brano “Vierno” scritto nell’immediato dopoguerra da V. Acampora e A. De Gregorio. Si gioca la 9° giornata di campionato ed il Napoli ospita al San Paolo la Juventus di Platini in grande spolvero, reduce da 8 vittorie consecutive. Il primo tempo, sferzato da un vento gelido e una pioggia a tratti battente si chiude 0 a 0, i tifosi intirizziti sugli spalti vedono il Napoli che attacca ma non segna. Due persone completamente estranee tra loro, ignare della reciproca esistenza, non sanno che da lì a poco le loro storie, saranno unite da un unico destino stretto in un istante solo, un’esperienza unica, eccezionale, profonda e magica che segnerà le loro esistenze. L’arbitro di quella partita è il sig. Giancarlo Redini, fischietto di Pisa. A metà della ripresa, Scirea in piena area di rigore, interviene in gioco pericoloso su Daniel Bertoni ala destra del Napoli, anche lui argentino come Diego, col quale ogni tanto battibecca su chi dei due deve tirare le punizioni. Il fischio del sig. Redini, manda in visibilio tutto lo stadio, convinto che quello fosse un calcio di rigore. La felicità dura praticamente un nulla, tramutandosi in frastornante e ingiuriosa rabbia allorquando l’arbitro, con ampi gesti, decreta non un rigore come ci si aspettava ma una punizione a due in area, puntando con l’indice il punto esatto dove si deve battere. In campo sono tutti furiosi, Celestini placca letteralmente palo e fierro (Bruscolotti) furioso per il rigore negato, per evitargli un probabile permaloso cartellino rosso. Solo Diego in campo mantiene la calma, ha deciso, quella punizione la batterà lui, ha già preso il pallone che sistema sul prato bagnato con la stessa cura di un musicista che accorda il suo strumento prima di un concerto. La barriera bianconera è praticamente ad un passo e mezzo dalla porta di Tacconi, a meno di sette metri di distanza dal punto di battuta. Gli animi si placano, l’arbitro fischia, Cabrini e Scirea accorciano ancor di più lo spazio staccandosi dalla barriera per andare addosso a Diego che pochi attimi prima del fischio si era sistemato i calzoncini fradici; Pecci temporeggia giusto un millesimo di secondo e tocca il pallone per Maradona. Dal sinistro di D10S parte una parabola che in fisica e in geometria stanno ancora tentando di definire, un’equazione con troppe incognite e una sola certezza, si alza leggera nell’aria, sorvola la barriera, tutto il San Paolo trattiene il respiro, il pallone si abbassa improvvisamente accarezzando l’incrocio alla sinistra di Tacconi, si insacca all’incrocio dei pali ed E’GOL! Nessuno sente più freddo, lo stadio intero esplode in una deflagrazione orgasmica, anzi meglio. Quel gol praticamente impossibile per chiunque, è una ribellione alla statistica, un insulto alle leggi della fisica, un attentato all’ordine precostituito, un oltraggio al potere, la sovversione a ciò che appare tangibile, uno schiaffo alla morale sospetta, uno sgorbio divino, la rivincita dell’irreale, una fantasia onirica che trapassa la metafisica e diventa realtà. Per molti degli spettatori presenti al San Paolo, quel gol è invece un’ allucinazione, gli ombrelli aperti, le buste di plastica e le mantelle incerate a coprire spalle e testa dalla pioggia, avevano ostacolato a molti la visuale, consentendo alle orecchie di recuperare la vista ed il senso di ciò che era successo, grazie al boato fragoroso liberato da chi era riuscito a vedere e quindi a raccontare. Narrano le cronache dell’epoca che sette persone presenti quella domenica sugli spalti, dopo la punizione magica di Maradona finita in rete, svennero perdendo letteralmente i sensi. Prontamente soccorsi, furono portate al vicino (e omonimo) ospedale con l’autoambulanza. Due delle sette persone svenute, Mario Cocozza, di anni 50 e Luigi Lucignano di anni 35 (i “due destini che si uniscono, stretti in un istante solo”, come canta Federico Zampaglione), furono trattenuti in ospedale perché subirono un principio di infarto, saranno poi dimessi alcuni giorni dopo. La traiettoria di quella punizione traccerà un percorso fino ad allora sconosciuto, una rotta che porterà il Napoli, un anno e mezzo dopo, a vincere il suo primo scudetto. Il 10 maggio 1987 affonda la sue radici in quella magia del 3 novembre 1985, da allora in poi tutti compresero che avrebbero dovuto fare i conti col Napoli di Maradona. Quella punizione figlia di un rigore abortito, il gesto tecnico unico, indecifrabile ed irripetibile, sono “Una carezza in un pugno”, come andava cantando Adriano Celentano nel 1968. A ben pensarci, un po’ tutta la vita di D10S è stata come quel calcio di punizione, una carezza in un pugno; carezza per i tifosi e gli amanti del calcio ai quali regalava magie senza sconti ed anche per i più poveri per i quali si è sempre battuto e verso i quali è stato generoso, pugno contro i potenti e duro ahimè anche contro sé stesso. Sempre a Novembre, il 25 di quest’anno, ricorre il 5° anniversario della dipartita di Diego da questo mondo, che il 5 torni ricorrente in altri festeggiamenti?! D10S Mettici la mano tua!

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