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IN MEZZO AI TIR , IL CUORE SUL CAMPO DI BASKET

Tra la protesta dei camionisti e le note di Bruce Springsteen: storia di un abbraccio che parla di dignità



La vita a volte ti regala momenti talmente intensi che viverli ti riempie l’anima, e raccontarli diventa una sorte di celebrazione dell’ incontro.
In questi giorni di rabbia e preoccupazione per la protesta degli autotrasportatori, soffocati dal caro carburante, mi sono ritrovato in mezzo a quei “bestioni” su ruote che quasi nascondevano l’asfalto. Tra il rumore dei motori e la tensione nell’aria, due sguardi rubati si sono incrociati. Un attimo di esitazione, poi un abbraccio fortissimo: due miei ex compagni di Basket.
Senza più le tute o i pantaloncini addosso, siamo tornati ragazzi in un secondo. Ci siamo rivisti lì, in quelle partite infinite d’estate sui campi d’asfalto di periferia, dove ogni caduta ti lasciava una sbucciatura simile a un tatuaggio.A quando ascoltavamo a palla il nostro mitico “Boss”, Bruce Springsteen, sognando di cambiare il mondo.
“Ragazzi, come va?”, ho chiesto.
Mi hanno risposto con la serenità dei forti, ma con un velo di profonda malinconia. Le cose non vanno bene. Il caro carburante e i rincari della filiera non permettono più di portare a casa uno stipendio dignitoso per le famiglie.
Gennaro mi ha confessato, a testa bassa, di far fatica persino a pagare la retta del basket per suo figlio.
Per questo hanno scelto di scioperare. Lo hanno fatto applicando la prima legge imparata da ragazzi sul parquet: il singolo non conta, è il gruppo che vince.
Sanno che bloccare i rifornimenti o lasciare gli scaffali vuoti è un gesto duro, ma era l’unico modo per far sentire la propria voce.
Ma non c’era odio nei loro occhi: con estrema lucidità parlavano delle dinamiche mondiali, dei giochi di potere e delle guerre che stanno affamando la gente comune. Erano grandi giocatori ieri, ma oggi sono uomini e lavoratori ancora più grandi.

Le loro mani, che un tempo accarezzavano la palla a spicchi, oggi tengono saldo un volante lungo le autostrade d’Italia. Mi hanno confessato che la disciplina e il senso di appartenenza imparati nello sport sono stati la loro ancora di salvezza nella vita.
Prima di salutarci, con gli occhi lucidi, abbiamo ricordato una canzone di Springsteen che traducevamo da ragazzi, The River (“Il Fiume”). In quel brano il fiume è il luogo dove si va quando le promesse della vita si infrangono contro la realtà, ma è anche il posto dove tornare per ritrovare i propri sogni puri. Ci siamo detti che oggi tutti dovremmo “andare al fiume”: per lavare via l’amarezza, perdonare le ingiustizie e ricordarci chi eravamo prima che la vita si facesse così dura. Ma, principalmente dovrebbero andarci, coloro che hanno le sorti in mano delle persone,dei lavoratorii e dei padri di famiglia.
In mezzo a chi protesta per la propria dignità, il Basket è diventato per noi quel fiume di memoria e speranza. Un’acqua capace di restituirci, al di là delle difficoltà di oggi, quella magia unica che ti accompagna nel tempo: la dignità di chi è stato ragazzo sul campetto, è diventato uomo nella vita, padre nella famiglia e che non smetterà mai di essere un sognatore.
Viva lo sport, viva la vita, viva gli autotrasportatori.

Mariano Santopaolo

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