Preg.mo Signor Presidente della SSC Napoli, i meriti ampi ed oggettivi sugellati dai recenti, prestigiosi, prodigiosi e ravvicinati scudetti, conquistati dalla SSC Napoli sotto la Sua abile e capace gestione, hanno certamente contribuito a far sì che tifosi, media, opinionisti, Le attribuissero una riconoscenza ed una fiducia pressoché incondizionata di cui meritevolmente gode. Senza alcuna pretesa o presunzione e soprattutto senza nessuna benché minima intenzione di formulare giudizi, mi permetto di esprimerLe rispettosamente alcune considerazioni, nell’unica speranza che possano valere a spronare un minimo di senso critico, del tutto neutralizzato, sembra, dai due campionati vinti. Le rilevanti qualità della Sua gestione lasciano intravedere alcuni limiti all’apparenza altrettanto importanti. Sono sembrate ingenerose e fuori luogo, nel merito e nei modi, le affermazioni sullo Stadio Maradona rilasciate al “Football Business Forum” svoltosi recentemente presso l’Università Bocconi di Milano. Dichiarazioni che avrebbero saputo di coerenza se solo avessero fatto seguito o fossero state precedute dalla presentazione di un progetto tecnico finito, o dalla firma di un accordo definitivo, oppure dalla posa della celeberrima “prima pietra” tante, troppe volte annunciata e fin’ora mai collocata. Dello Stadio insomma si continua a parlare e a non a fare, alla stessa stregua del centro sportivo e del centro medico (“Parole, parole, parole” cantavano Mina ed Alberto Lupo nella sigla di coda di Teatro 10 mitico varietà del sabato sera del 1972). Eppure a Lei, che nel mare dell’esperienza ci naviga da tanto, di certo non sfuggono i vantaggi che uno stadio di proprietà in primis apporterebbe in termini di aumento dei ricavi e rafforzamento del brand. E allora qual’è il problema? Sta tutto nella burocratica macchinazione del Comune di Napoli che tra l’altro, con le votazioni amministrative del prossimo anno, potrebbe prospettare un nuovo interlocutore col quale magari ricominciare tutto o quasi daccapo? L’ impressione è che benché sia complicato trattare con gli Enti Pubblici, la difficoltà reale stia nell’impreparazione della SSC Napoli a governare il cambiamento ed a gestire il successo. I trofei che seppur meritatamente, arrivano in maniera inaspettata, ingenerano la facile illusione che sia possibile continuare a vincere a prescindere, indipendentemente da un’organizzazione, da una governance, da un management (non solo tecnico) che li supporti e li sostenga. Le dichiarazioni ultime di Mr Conte sembrano proprio evidenziare una fastidiosa ed improduttiva carenza di una visione aziendale di insieme. Si vedano a dimostrazione di ciò, le sorti recenti della Juventus che, con lo sfaldarsi della compagine societaria, da corazzata vincente è divenuta una squadra normale ed al contrario l’explot del Como, solido ed attrezzato societariamente. Intendere lo scudetto non come un punto di arrivo ma uno switch, un’ occasione per riorganizzare il Club e rafforzare le prerogative per saper vincere, rappresenta un valido approccio per dare fiducia al presente e incoraggiare il futuro. Credo, con rispettosa condiscendenza che la SSC Napoli debba finalmente assumere la status di un’organizzazione matura che travalichi quella della squadra e della parte tecnica. Già, ma come farlo ? L’impressione è che creare senso di appartenenza ed identità, magari organizzando eventi allargandone la base partecipativa (più che sfornare magliette), investire in figure chiave che responsabilmente li traducano verso l’esterno, definire strategie, comunicazione, deleghe e ruoli chiari, valorizzare il talento, favorire l’integrazione dei nuovi innesti mantenendo fame di vittoria e consapevolezza dei propri limiti, mettere finalmente mano alle infrastrutture, possa dare il là ad un cambiamento effettivo ad un salto di qualità reale e totale. Certo per farlo occorre reperire risorse umane e finanziarie. In strutture organizzate e competitive, l’inserimento in CdA di consiglieri indipendenti può agevolare tutto ciò, così come un aumento di capitale o una quotazione in borsa, ovviamente da programmare, possono certamente facilitare l’accesso ad una maggiore liquidità, aumentare la reputazione sul mercato e lo standing creditizio. Sono cose che non hanno il sapore di consigli di cui Lei Presidente non ha certamente bisogno. Attuandole, spianando con i fatti la strada alla loro realizzazione, Lei può passare alla storia non solo come l’uomo dei successi già acquisiti ma come colui grazie al quale vincere, lungi dall’essere solo un episodio, diverrebbe un criterio, un modo, un percorso, un “nuovo lavoro”, basato su una struttura compatta e coesa. “Perche no?” cantava Battisti in un suo brano del 1978 che continuava chiedendo “scusi lei mi ama o no?”. Se Lei come sono certo ama Napoli ed il Napoli forse un pensierino a queste 4 stroppole lo dedicherà, ammesso che arrivino mai alla Sua attenzione.



