Dalla presentazione del libro “Una nuova primavera” al Teatro Umberto all’affondo sulla manovra economica e le riforme: l’ex premier traccia la rotta del M5S
Il Teatro Umberto ha fatto da cornice alla tappa campana del tour promozionale dell’ultimo saggio autobiografico di Giuseppe Conte. L’evento, inserito nella rassegna «L’Italia che vogliamo», si è rapidamente trasformato da classica presentazione editoriale a un infuocato comizio politico, durante il quale il leader del Movimento 5 Stelle ha sferrato un duro attacco all’operato dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Il racconto di Palazzo Chigi: tra pandemia e rotture politiche
Nel suo volume Una nuova primavera, l’ex Presidente del Consiglio ripercorre i passaggi cruciali delle sue esperienze di governo. Dal dramma dell’emergenza Covid-19 fino alla gestione delle tensioni interne al Movimento — compresa la rottura con Beppe Grillo e il successivo insediamento di Mario Draghi —, Conte rivendica ogni scelta compiuta durante la crisi sanitaria.
«Abbiamo sempre agito con massima trasparenza e al fianco della comunità scientifica, facendoci carico di ogni singola responsabilità», ha ribadito dal palco nolano, difendendo la gestione pandemica dalle recenti polemiche politiche.
Salari, PNRR e carovita: le accuse alla gestione Meloni
Spostando il focus sulle emergenze economiche attuali, la visita di Giuseppe Conte a Nola ha messo in luce le principali criticità denunciate dall’opposizione:
- Erosione del potere d’acquisto: inflazione, bollette e costi dei carburanti che mettono a rischio il bilancio delle famiglie.
- Flessione della produzione: stallo dell’industria e calo dei salari reali.
- Gestione del PNRR: secondo il leader M5S, la maggioranza starebbe depotenziando l’eredità dei 209 miliardi ottenuti a Bruxelles durante il suo mandato.
Conte ha smontato la narrazione trionfalistica della maggioranza con parole dirette: «Per quattro anni ci hanno raccontato il Paese dei record. Oggi la realtà dei fatti dimostra il contrario: questo Governo deve andare a casa, adesso tocca a noi».
Riforma elettorale e Premierato: il nodo della rappresentanza
Ampio spazio è stato dedicato all’analisi delle riforme istituzionali promosse dalla maggioranza di centrodestra. Conte ha espresso forti perplessità sulla legittimità costituzionale delle nuove norme elettorali e sul progetto di Premierato, denunciando il rischio di un’eccessiva concentrazione dei poteri e un ridimensionamento della rappresentanza femminile.
«È paradossale che proprio sotto la prima premier donna della storia repubblicana si approvi una norma in cui i capilista bloccati rischiano di essere quasi esclusivamente uomini», ha sottolineato l’ex premier.
Tra le soluzioni alternative auspicate per riavvicinare i cittadini alle urne figurano:
- Il ripristino delle preferenze dirette e delle primarie per la scelta dei candidati.
- L’introduzione del voto elettronico (affiancato da riscontro cartaceo per garantire la massima trasparenza).
- La tutela del diritto di voto per lavoratori e studenti fuorisede.

Mezzogiorno, ZES e il “no” al Ponte sullo Stretto
La dimensione territoriale è stata al centro del dibattito incentrato sullo sviluppo del Sud. Conte ha criticato l’estensione indistinta delle ZES (Zone Economiche Speciali) a tutto il Meridione senza un adeguato incremento dei fondi, definendo l’operazione una svendita di facciata per le imprese locali.
Netta anche la presa di posizione sulle infrastrutture: i 13,5 miliardi di euro attualmente destinati alla realizzazione del Ponte sullo Stretto — opera ritenuta irrealizzabile dal Movimento — dovrebbero essere immediatamente dirottati su interventi prioritari per i servizi essenziali e la viabilità del Mezzogiorno.
Dalla sicurezza al fisco: gli interventi degli ospiti
Il confronto, moderato dal giornalista Antonello Caporale, ha visto l’apporto di diverse figure del panorama politico e culturale:
- Anna Falcone (avvocato): ha richiamato l’attenzione sulla progressività fiscale, sul contrasto all’evasione e sulla difesa dei servizi pubblici essenziali.
- Luca Ricolfi (sociologo): ha analizzato la percezione della sicurezza tra i ceti popolari, evidenziando come la tutela del territorio debba tornare a essere un tema centrale per le forze di progressiste.
All’incontro hanno preso parte anche numerosi esponenti del M5S e delle istituzioni locali, tra cui Mariolina Castellone, Gaetano Manfredi, Federico Cafiero De Raho, Claudia Pecoraro, Salvatore Micillo e Claudio Cecere.
La tappa a Nola conferma la strategia del Movimento 5 Stelle: trasformare la memoria dell’esperienza di governo in una piattaforma programmatica concreta per costruire l’alternativa politica nei prossimi anni.




