Uomini da tutto il mondo che nel weekend volavano a Sarajevo per una battuta di caccia umana. Il “prezioso” appoggio delle istituzioni locali e il silenzio complice dei Servizi Segreti Italiani. Un tariffario molto preciso stabiliva il prezzo da pagare in cambio della vita di civili inconsapevoli: donne e anziani gratis; bambini 100mila euro; militari 60mila euro- ovviamente cadauno. Potrebbe sembrare la trama di un film, ma qui non c’è nulla d’inventato.
Da 30 anni oramai si parlava del macabro fenomeno dei cosiddetti “turisti della guerra” o dei “safari umani”, ma prima di oggi non erano iniziate delle indagini ufficiali. Di questi “tiratori turistici” se ne parlava anche nei processi ai generali dell’esercito serbo-bosniaco. Eppure l’ignavia dei governi e tribunali. La svolta su questo fronte, si deve all’indagine del giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni che, con audacia e coraggio, ha raccolto prove e illuminato questa pagina di storia non tanto remota. I coinvolti potrebbero essere ancora vivi.
Secondo testimonianze raccolte, negli anni ’90 diversi italiani facoltosi ed influenti avrebbero pagato ingenti somme di denaro alle milizie serbo-bosniache per farsi scortare sulle colline di Sarajevo e sparare contro civili e forze armate, come fosse un safari umano. Uomini ricchi e chiaramente disturbati (a dir poco), che desideravano provare “l’ebrezza dell’omicidio” e pagavano per sparare ad altri esseri umani. Ad ogni omicidio corrispondeva un prezzo da pagare, un tariffario molto dettagliato basato sul sesso, età e divisa della vittima.
Una piccola parentesi storica è utile per comprendere questo surreale avvenimento. Sarajevo, oggi capitale della Bosnia ed Erzegovina, fino al 1992 faceva parte della Jugoslavia, Stato formato da diverse repubbliche, tenuto unito dal governo di Tito. Alla cui morte, la Jugoslavia iniziò a disgregarsi, a causa di antichi contrasti e spinte nazionaliste.
Nel 1991 la Slovenia, la Croazia e la Macedonia dichiararono la loro indipendenza. L’anno seguente anche la Bosnia ed Erzegovina decise di separarsi indicendo un referendum, che accolse oltre il 90% dei consensi. Tuttavia, molti serbi di Bosnia– cioè cittadini bosniaci di etnia serba- non accettarono questa decisione, per la volontà di restare uniti alla Serbia e al Montenegro.
Pochi giorni dopo la proclamazione d’indipendenza, i serbo-bosniaci, appoggiati dalla Serbia, circondarono Sarajevo. Iniziò così un terribile assedio che durò dal 1992 al 1996. Durante quei quattro anni la città fu continuamente bombardata e colpita dai cecchini appostati sulle colline, che sparavano sui civili. Si stima che tra gli 11mila e i 13 mila civili furono uccisi.
Ora, è comprovato che, a sparare a vista sui civili, non furono solo le forze serbo-bosniache. In quegli anni si creò un vero e proprio turismo di guerra: persone partivano per il weekend, per partecipare a queste stragi e poi tornare tranquillamente a casa. Un pò come nella stagione della caccia nei film americani, ma nel mirino c’erano altri esseri umani.
Si attesta che i cosiddetti “turisti della guerra” provenissero da America, Canada, Russia e persino Italia. Una fonte dell’Intelligence Bosniaca, citata nel fascicolo di Gavazzeni, afferma che, per il modo in cui tutto era organizzato, il Servizio di Sicurezza Statale Serbo fosse d’accordo. I turisti-cecchini sembra si incontrassero nell’ovest milanese per partire con un pullman diretto prima a Trieste, dove una compagnia aerea serba li portava a Belgrado. Da qui venivano trasportati in elicottero fino a Sarajevo.
Dalle conversazioni di Gavazzeni con un ex membro dei servizi segreti bosniaci sarebbe emerso anche un tariffario: sparare contro i bambini e uomini soprattutto sei in divisa costava di più, mentre le donne anziane potevano essere uccise gratuitamente.
Il dato ulteriormente scioccante è che, nel 1994, l’Intelligence italiana Sismi (ex Servizio Segreto per le Informazioni e la Sicurezza Militare), avrebbe scoperto che quei viaggi dell’orrore partivano da Trieste e sarebbe riuscita a bloccarli, ma la magistratura non fu avvisata. A tal proposito, ci potrebbero essere documenti con le “identificazioni” di quegli assassini. Chi di dovere era quindi ampiamente informato. Le conseguenze? nessuna.
La procura di Milano ha in questi giorni aperto un’indagine a carico di ignoti, con l’accusa di omicidio volontario plurimo, aggravato dalla crudeltà e dei motivi abbietti. Ai fini dell’inchiesta, sono stati anche acquisiti gli atti della guerra in Jugoslavia, dalla Corte Penale Internazionale.
Si dice siano già individuati 5 italiani responsabili, provenienti da Torino, Milano e Trieste. Tuttavia questa informazione non è ancora confermata da fonti ufficiali.
Una storia dell’orrore, totalmente reale, che aspetta da anni di essere raccontata. Nella speranza che, questa volta, le indagini non siano insabbiate e che le vittime possano finalmente avere giustizia. Siamo davanti ad una di quelle pagine di storia contemporanea, talmente surreale e crudele, che tarda ad essere confermata.
Seguiranno aggiornamenti.



