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Femminicidio Cecchettin, ergastolo definitivo per Turetta: ricorsi inammissibili

È definitiva la condanna all’ergastolo per Filippo Turetta, il reo confesso del femminicidio di Giulia Cecchettin, avvenuto in data 11 novembre 2023 a Fossò, provincia di Venezia.  

La vicenda suscitò grande clamore in tutta Italia. Turetta, all’epoca 22enne, uccise l’ex fidanzata con 75 coltellate, per poi vagare in auto, con il corpo senza vita della giovane, in cerca di un luogo dove occultarlo. La scomparsa di Giulia aveva inizialmente destato preoccupazione, ma solo dopo il ritrovamento emerse la drammatica realtà dell’omicidio. La ragazza si sarebbe dovuta laureare il 16 novembre, pochi giorni dopo quella tragica sera, quando si riteneva, erroneamente, potesse essere ancora viva. I resti di Giulia furono rinvenuti solo il 18 novembre. Dopo l’omicidio, Turetta fuggì in auto, fu arrestato in Germania pochi giorni dopo.

Negli ultimi giorni, la Corte di Appello di Venezia ha dichiarato inammissibili, per intervenuta rinuncia, gli appelli proposti sia dal pubblico ministero, che dalla difesa di Turetta, confermando la condanna di ergastolo con le aggravanti della premeditazione, del sequestro di persona e dell’occultamento del cadavere. Restano escluse le aggravanti della crudeltà e dello stalking. Le motivazioni della sentenza, depositate l’8/04/2025, evidenziano che la Corte abbia ritenuto che 75 coltellate fossero frutto di “inesperienza”- affermazione continua a scatenare non poca indignazione nei cittadini. La condanna è definitiva.

Nelle ultime settimane, la procura di Venezia aveva impugnato la sentenza, chiedendo il riconoscimento delle aggravanti escluse — crudeltà e stalking. Mentre gli avvocati di Turetta hanno deciso di rinunciare alla possibilità di appello. La rinuncia dell’imputato, cristallizza, senza margini di dubbio, la sussistenza dell’aggravante della premeditazione. Tuttavia, secondo la pronuncia resa questa settimana dalla Corte d’Appello, tutti i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili per “intervenuta rinuncia”, cioè la decisione di tutte le parti di non andare avanti col processo. 

In conclusione, la condanna all’ergastolo per Turetta è definitiva. Confermata la pena massima.

Per la famiglia di Giulia si chiude un inimmaginabile e dolorosa fase giudiziaria. Il padre di Giulia ha affermato che è sua la volontà di non andare avanti in questo processo, difatti il pubblico ministero voleva continuare. Di seguito, le parole del padre di Giulia:

“Continuare a combattere quando la guerra è finita è, in fondo, un atto sterile. La consapevolezza che è il momento di fermarsi, invece, è un segno di pace interiore e di maturità…per chiedere il riconoscimento degli atti persecutori e della crudeltà significherebbe continuare a combattere. Ma … per me sarebbe molto pesante”.

Sembra cosi conclusa una straziante e sconvolgente pagina di cronaca del nostro paese. Resta sempre vivo il ricordo di Giulia Cecchettin, una vita stroncata dalla follia e dalla rabbia di un uomo lasciato. Storia a dir poco tragica, la cui unica svolta positiva potrebbe essere l’impegno del padre nella comunità.

Gino Cecchettin tiene viva la memoria della figlia con la sua fondazione, che ha firmato un intesa con il ministero di Valditara, per andare nelle scuole ed aiutare gli studenti a:

“Affermare la cultura del rispetto verso ogni persona, in particolare del rispetto verso le donne; affrontare e superare le criticità nelle relazioni di genere, sia nel contesto scolastico che esterno; contrastare ogni forma di violenza di genere; valorizzare le relazioni paritarie e promuovere la capacità di gestione dei conflitti in modo costruttivo e nonviolento; trasmettere il valore del rispetto per ogni essere umano, della vita, della libertà e dell’autodeterminazione”.

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