L”aria attorno al Basket Napoli è cambiata. Sarà merito della nuova gestione italo-americana?
Al momento sembra proprio di sì. La stabilità della società dimostra che non si tratta di una fiammata passeggera: c’è un progetto serio, capace di riportare la città ai vertici della pallacanestro.
Sarebbe bello rivedere una squadra del Sud interrompere lo strapotere dei club del Nord — un’impresa riuscita soltanto alla Juve Caserta, ormai troppi anni fa.
Ancora più bello era il fatto che in quella squadra giocavano ragazzi casertani, figli di questa terra tanto disprezzata quanto amata.
Ripetere quegli stessi fasti con talenti cresciuti qui da noi sarebbe un sogno così bello da meritare di svegliarci per vederlo realizzato.
Eppure, di fronte a questa crescita, resta un’assenza imperdonabile: Napoli non ha un’Arena all’altezza delle sue ambizioni.
C’è stato un tempo in cui la domenica sportiva napoletana era un rito continuo. Quando il calcio si giocava alle 15:00, finita la partita allo stadio San Paolo bastava fare pochi passi a piedi per entrare al Pala Mario Argento.
Intitolato allo storico giornalista partenopeo, quel palazzetto caldissimo era il cuore pulsante del basket cittadino. La stessa voce, la stessa sciarpa, la stessa passione si trasferivano dagli spalti di cemento del calcio ai gradoni del palasport: un’unica, grande festa dello sport vissuta dai tifosi di tutta la città e della provincia.
Oggi che il Basket Napoli torna a far sognare, la mancanza di un impianto moderno e capiente limita le prospettive di una vera metropoli europea.
Ricostruire quel tempio — che sia dalle ceneri del Mario Argento o in una nuova cittadella dello sport — non è solo un’esigenza infrastrutturale.
Significa restituire a Napoli un pezzo della sua identità e la possibilità di rivivere quella splendida abitudine della domenica pomeriggio.
Mariano Santopaolo



