Il calcio è roba popolare, riempie le piazze, gestisce gli umori delle masse, regala gioie e disperazione.
Facile da comprendere, rigore è quando “arbitro fischia” e la vittoria è per chi segna di più. Una partita la può vincere il più debole e un campionato il meno forte ma nella storia del football c’è posto per pochi eletti, quelli dal DNA vincente. In tutta l’Europa, nei vari campionati, i copioni, tranne rare eccezioni, si ripetono monotoni. In Spagna Real Madrid e Barcellona, in Italia le strisciate, Bayern in Germania e in Francia il PSG. Proprio i campioni di Francia e d’Europa in carica sono gli ultimi ad aver conquistato il tesserino dei “Winner club” e l’hanno ottenuto a colpi di Ibrahimovic, Cavani, , Messi e Mbappè, solo per citarne alcuni, per la modica spesa di oltre due miliardi di euro in quindici anni. Un DNA dal costo salato sancito dalla conquista della prima Champions subito dopo bissata nel 2026 Come in qualsiasi altro organismo il DNA è il microcosmo di una squadra, il suo codice vitale. Un club che ha il codice genetico vincente avrà sempre un vantaggio sull’avversario che ne è privo; può perdere delle battaglie, di rado le guerre. Ovviamente il fulcro attorno al quale tutto si muove è sempre il valore dei calciatori e le squadre che hanno fatto la storia della “pelota” ne sono state piene dalla notte dei tempi; questo le rende speciali. I Campioni divinizzano momenti e situazioni, sono loro a costruire mattone su mattone il DNA vincente di un club oppure, eccezionalmente, distruggerlo come una qualsiasi panzana da bar dello sport.



