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Le piccole gioie dimenticate

La merenda della nostra infanzia

Pane e pomodoro

C’era una volta…. ah però che bello cominciare un articolo così… ha il sapore di qualcosa che ci manca, che abbiamo lasciato indietro, con rammarico…

C’era una volta un “rito della domenica” che, purtroppo, è andato perduto; un “rituale” spontaneo, ma tanto atteso che non facciamo più, che abbiamo dimenticato, che abbiamo perduto mentre il mondo avanza e le abitudini cambiano.

Ebbene si, quando eravamo bambini noi attendevamo il giorno di “riposo” per gustarci uno dei momenti più gioiosi della settimana: la merenda speciale!

Avveniva rigorosamente a metà mettino ed, in genere, a casa della nonna.

A casa della nonna, per la verità, era tutto diverso, tutto speciale.

A casa della nonna le stanze erano poche ma erano grandi: erano fatte per accoglierci tutti e per dirci che non disturbavamo mai; a casa della nonna ognuno aveva un angolino tutto per sè, un cassetto, uno scatolo, un posticino dove mettere le proprie cose da poter ritrovare se un momento di noia ci assaliva o un piccio ci prendeva: -“Vai, ci dicevano i nonni o gli zii, hai lasciato la macchinina lì, prendila ci giochi coi cuginetti”-

A casa della nonna il soffitto era alto, perché il cielo lo immaginavamo sempre pieno di stelle e perché i sogni di tutti noi erano ancora tanti e ci sovrastavano proprio lì, sopra le nostre teste, mentre giocavamo a rincorrerci e a fare le marachelle.

A casa della nonna si mangiava, altroché se si mangiava, e la domenica si mangiava ancora di più..

La domenica per la verità si piombava dai nonni a metà mattino, quando si rientrava dalla messa e la nonna, spesso aiutata da qualcuna delle nostre mamme, era lì, rigorosamente affaccendata ai fornelli.

Quello era più o meno l’orario in cui si friggevano le melanzane e si “spezzavano i maccheroni”.. su un fornello la padella e sull’altro il pentolone…

Era proprio quello a cui ambivano, il pentolone..

Col sugo che gorgogliava ed il profumo che si diffondeva per ogni dove: carne, pomodoro, cipolla, basilico…

Il pentolone lì sostava e le donne vigilavano, ma non ferme, con un gioco quasi automatico si muovevano un po’ di qua e un po’ di la: coperchio, mestolo e poi giù… una melanzana alzavano, una appoggiavano..

Noi fingevamo di giocare ma, invece, eravamo lì che ci giravamo intorno.. aspettavamo il momento giusto, intanto rubavamo la fettina di pane dal cestino e pregavamo che qualcosa accadesse, che qualcuno si distraesse o che il campanello suonasse …

Obiettivo solo uno, ficcarla dritta dentro il pomodoro bollente e poi… il resto lasciamolo  immaginare…

Eccola da ragazzi la nostra merenda preferita: pane e pomodoro.

 La merenda tanto attesa, quella che sapeva di buono, di festa, quella che ci rendeva felici.

Talvolta eravamo, però, più fortunati: in settimana avevamo preso un bel voto, o qualcuno aveva raccontato qualcosa di bello su di noi, qualcosa di cui andare fieri ed essere orgogliosi..

Allora, a quel punto il premio ce lo eravamo proprio meritati e quella nonna che in genere trovavamo tutta affaccendata, quando ci vedeva arrivare, chissà come riusciva immediatamente a fermare ogni cosa, fermava anche il tempo e la preparava per noi quella fantastica merenda: il piattino, la fettina di pane e il sugo, sempre bollente, ma questa volta spalmato col mestolo di legno, perché il condimento non si doveva “ritirare” e quella merenda aveva mille sapori e tutti buoni: ci diceva che stava andando tutto bene e che la vita era bella, anzi bellissima!

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